Intervista con Lì Chevalier

Redazione SMS MAG

21 novembre 2018

Version française ci-dessous

SMS MAG ha incontrato l’artista Lì Chevalier autrice della mostra Obscure Clarté nei Magazzini della Corticella del Santa Maria della Scala di Siena.

L’artista visiva franco-cinese Lì Chevalier si racconta a SMS MAG e svela l’ispirazione della sua mostra Obscure Clartè, inaugurata lo scorso 1° Giugno 2018 e prorogata fino al 6 Gennaio 2019.

Mostra Obscure Clarté di Li Chevalier

Lì Chevalier e Siena. Qual è stata la sua esperienza con la città? Che ricordi ha di Siena? 

Ho scoperto Siena quando studiavo arte e lingua italiana. Questi soggiorni di studio mi hanno permesso di incontrare i preti domenicani con i quali ho intrattenuto interessanti scambi spirituali e in tutta apertura. Nonostante il mio grande interesse per la spiritualità cristiana, non sono di religione Cristiana.

Lì Chevalier e i linguaggi. Come sceglie di esprimersi attraverso la musica, la pittura o la poesia? Qual è il suo processo creativo?

L’arte musicale, poetica o pittorica sono Una perché sono tutte intimamente legate a un desiderio di espressione nato dal contatto con la vita. La loro differenza è solo nel linguaggio usato. Nella pittura coltivo la semi astrazione, l’evocazione piuttosto che la narrazione, quindi mi metto naturalmente nell’ambivalenza del linguaggio poetico e della musica strumentale; la mia installazione non si adatta bene alle canzoni o ai brani dell’Opera che, per i miei gusti, sono troppo aneddotici. Nella sua tradizione ancestrale, la pittura orientale è una poesia dipinta e la poesia una pittura scritta.

Lì Chevalier e la musica. La musica è ricorrente nelle sue installazioni, cosa la lega alla musica? Cosa rappresenta la musica nella sua vita?

La musica rappresenta un primo amore perduto che cerco di ritrovare attraverso l’arte visiva. I compositori che scelgo sono musicisti il cui universo creativo mi è vicino, mi coinvolge e mi sconvolge. Sono i compositori che avrei voluto essere e che non sono. Sposare la loro musica mi dà l’impressione di comporre per procura. È una fusione spirituale senza fine, esente dal morso del tempo.

Lì Chevalier e il video mapping. Nella sua installazione con i violini, il video mapping ha un ruolo fondamentale che la rende immersiva. Come ha pensato di costruire la sua proiezione in relazione alla Sala della Corticella del Santa Maria della Scala? E da quali immagini è composto il video?

Santa Maria della Scala rappresenta per me l’immagine stessa dell’intelligenza, della professionalità, della venerazione di un tesoro storico di un’Italia fiera e rispettosa della sua storia. Ho scelto l’immagine di una delle mie installazioni nella Città Proibita di Pechino ricostituita, di fronte a una porta magistrale, un luogo in cui i prigionieri venivano decapitati. I violini qui installati rappresentano lo spirito di un’antica civiltà decapitata dalla follia ideologica. Ho concepito l’animazione di questa installazione come una città distrutta, affondata nel fondo dell’oceano, con i violini che fluttuano e volano come fantasmi, come in una speranza di rinascita. La musica del compositore Français Karol Beffa, al quale è sincronizzata, si intitola Into the dark (Nell’oscurità) e i suoi toni acquatici mi hanno ispirato immediatamente il desiderio di immergere questa installazione nell’oceano. Devo ringraziare il direttore e lo staff del Santa Maria della Scala di Siena per aver creduto nel mio progetto e per il loro supporto attivo al suo montaggio. Il mapping e l’illuminazione hanno beneficiato dell’abilità di un team molto professionale. Abbiamo improvvisato insieme questa scenografia che mi sembra adattata perfettamente a questo luogo magico e pieno di mistero.

Lì Chevalier e le sue opere. Quale è il rapporto con le sue opere, in relazione al fatto che la sua vita è nomade mentre invece le sue opere, come i violini, hanno bisogno per la loro conservazione di un luogo sedentario, come un grande magazzino?

Io credo che possiamo trarre ispirazione da qualsiasi posto dove andiamo, o improvvisare gioiosamente, ma quello che vive profondamente nelle nostre viscere, quell’estetica che cola nelle nostre vene, quelle essenze che possono essere molto buie, finiscono sempre per risalire alla superficie e dominare la tonalità di un linguaggio artistico. Le mie opere sono lo specchio fedele di un mondo interiore che mi perseguita in ogni tramonto, tra il sonno e lo stato cosciente. La frase ricorrente che mi accompagna ogni sera è questa: come è strana questa vita!

Lì Chevalier e la famiglia. In che modo sua figlia e la sua famiglia vivono la sua arte? Ne sono coinvolti?

La mia famiglia è innanzitutto e prima di tutto una fonte di affetto costante. È ciò che mi permette di attraversare e rivivere gli angoli oscuri della mia anima senza che io mi perda definitivamente. Mia figlia Claire, con la sua grazia naturale e la sua predilezione per il cinema, partecipa spesso alla mia creazione sin dalla tenera età.

Lì Chevalier e la cultura. La sua identità di artista di quali elementi culturali si compone?

Amo parlare di fecondità piuttosto che di identità, poiché il mio linguaggio artistico è nato dall’incontro, dall’arricchimento che tutti gli incontri hanno fatto nascere.

Primo piano quadro Li Chevalier

Lì Chevalier, l’Est e l’Ovest. In che modo e perché ha scelto di utilizzare per la sua arte tecniche occidentali e perché non ha mai abbandonato la sua cultura orientale?

Attualmente viaggio nel sud d’Italia e, come tutti i viaggiatori, sono attratta dal centro storico di ogni città, tratto di una vera singolarità culturale. Il paesaggio architettonico del mondo parla abbastanza di questa catastrofe che viene chiamata standardizzazione. Mi sento perfettamente a mio agio nel dipingere ad olio in linea con la tradizione pittorica europea, ma coltivare la bellezza di un’estetica orientale fa parte del mio amore per la polifonia culturale contro la monodia, che sia politica, spirituale o culturale.

Lì Chevalier e il pubblico. Ci sono delle differenze nella fruizione dell’arte tra gli spettatori dell’Est e dell’Ovest?

Dopo un lunghissimo periodo di chiusura, la Cina scopre il mondo e vive ancora un’epoca di fascino per l’arte occidentale. I miei dipinti, mi sembra, intrigano di più gli spettatori dell’Occidente che vi scoprono un mondo sconosciuto e quindi senza dubbio più affascinante.

Lì Chevalier e l’arte contemporanea. Che pensa dell’arte contemporanea in rapporto alla bellezza, l’estetica e il kitsch?

Penso che l’Occidente sia dominato dall’arte pressoché ufficiale del «concettuale», del kitsch, dell’insolito, e c’è senza dubbio una buona ragione. Che le piattaforme artistiche di alto calibro siano riservate esclusivamente a queste tipologie di arte è un fatto più che spiacevole. Ciò va contro lo spirito della polifonia che io difendo. Ogni eccesso porta necessariamente al suo opposto.

SMS MAG vuole creare una collezione virtuale composta di foto delle opere degli artisti intervistati. Può donarci una foto di una delle sue opere per la galleria della nostra raccolta virtuale?

Certamente!


Lì Chevalier et Sienne. Quelle a été votre expérience avec la ville? Quels souvenirs avez-vous de Sienne? 

J’ai découvert Sienne en tant qu’étudiante en art et en langue italienne. Ces séjours d’études m’ont permis de rencontrer les prêtres dominicains avec lesquels j’ai poursuivi des échanges spirituels intéressants et en toute ouverture. Malgré mon grand intérêt pour la spiritualité chrétienne, je ne suis pas Chrétienne de confession.

Lì Chevalier et les langues. Comment choisissez-vous de vous exprimer avec la musique, ou la peinture ou la poésie? Quel est votre processus de création?

L’art musical, poétique ou pictural sont Un car ils sont tous intimement liés à un désir d’expression né au contact avec la vie. Leur différence ne réside que dans le langage employé. En peinture, je cultive la semi abstraction, l’évocation plutôt que la narration, je me situe donc naturellement dans l’ambivalence du langage poétique et de la musique instrumentale; mon installation épouse mal les chansons ou les airs d’Opéra qui sont, pour mon gout, trop anecdotiques. Dans sa tradition ancestrale, la peinture orientale est une poésie peinte et la poésie une peinture écrite.

Lì Chevalier et la musique. La musique est recurrente dans vos installations, qu’est-ce qui vous lie à la musique? Que représente la musique dans votre vie?

La musique représente un premier amour perdu que je cherche à retrouver à travers l’art visuel. Les compositeurs que je choisis sont des musiciens dont l’univers créatif m’est proche, m’interpelle et me bouleverse. Ce sont des compositeurs que j’aurais aimé être et que je ne suis pas. Epouser leur musique me donne l’impression de composer par procuration. C’est une fusion spirituelle sans fin, exempte de la morsure du temps.

Lì Chevalier et le vidéo mapping. Dans votre installation avec les violons, le vidéo mapping joue un rôle fondamental qui la rend immersive. Comment avez-vous prévu de construire votre projection en rapport à la Sala della Corticella du Santa Maria della Scala? Et à partir de quelles images la vidéo est-elle composée?

Santa Maria della Scala représente pour moi l’image même de l’intelligence, du professionnalisme, de la vénération d’un trésor historique par une Italie, fière et respectueuse à l’égard de son histoire. J’ai choisi l’image d’une de mes installations effectuées dans la cité interdite de Pékin reconstituée, devant une porte magistrale, un lieu où l’on décapitait les prisonniers. Les violons qui y sont installés représentent l’esprit d’une vieille civilisation décapitée par la folie idéologique. J’ai conçu l’animation de cette installation comme une cité épave, ayant sombré au fond de l’océan, avec les violons qui flottent et qui s’envolent comme des revenants, comme dans un espoir de renaissance. La musique du compositeur Français Karol Beffa, qui y est synchronisée, a comme titre Into the dark et son aspect aquatique m’avait donné immédiatement envie de plonger cette installation sous l’océan. Le mapping et l’éclairage ont bénéficié de la technique d’une équipe très professionnelle. Nous avons improvisé ensemble dans cette scénographie qui me semble adaptée parfaitement à ce lieu magique et empreint de mystere.

Lì Chevalier et ses œuvres. Quelle est votre relation avec vos œuvres, par rapport au fait que votre vie est nomade alors que vos œuvres, comme les violons, ont besoin d’un lieu sédentaire, comme un grand magasin à préserver?

Je crois que nous pouvons tirer l’inspiration de partout où nous allons, ou improviser joyeusement, mais ce qui vit profondément dans nos tripes, cette esthétique qui coule dans nos veines, ces vécus qui peuvent être très sombres, finissent toujours par remonter à la surface et dominer la tonalité d’un langage artistique. Mes œuvres sont fidèlement le miroir d’un monde intérieur qui me hante à chaque coucher du soleil, entre le sommeil et la conscience. La phrase récurrente qui m’accompagne chaque soir est la suivante: Quelle est étrange cette vie!

Lì Chevalier et la famille. Comment votre fille et votre famille vivent votre art? Sont-ils impliqués?

Ma famille est d’abord et avant tout une source d’affection constante. Cela me permet de traverser et revisiter des coins sombres dans mon âme sans m’y perdre définitivement. Ma fille Claire, de par sa grâce naturelle et sa prédilection pour le cinéma, participe souvent à ma création depuis son très jeune âge.

Lì Chevalier et la culture. Son identité d’artiste se compose de quels éléments culturels?

J’aime parler de fécondité plutôt que d’identité, car mon langage artistique est né de la rencontre, de l’enrichissement que toute rencontre a fait naitre.

Lì Chevalier, l’Est et l’Ouest. Comment et pourquoi avez-vous choisi d’utiliser pour votre art des techniques occidentales et pourquoi n’avez-vous pas abandonné votre culture orientale ?

Je voyage actuellement dans le sud de l’Italie et comme tous les voyageurs, je suis attirée par le Centre historique de chaque ville, trait d’une vraie singularité culturelle. Le paysage architectural du monde parle assez de cette catastrophe nommé la standardisation.

Je suis parfaitement à l’aise pour réaliser des peintures à l’huile dans la tradition picturale européenne, mais cultiver la beauté d’une esthétique orientale s’inscrit dans mon amour pour la polyphonie culturelle contre la monodie, qu’elle soit politique, spirituelle ou culturelle.

Lì Chevalier et le public. Y a-t-il des différences dans la jouissance de l’art par les auditoires de l’Est et de l’Ouest?

Après une très longue période de fermeture, la Chine découvre le monde et vit encore une ère de fascination pour l’art occidental. Mes peintures, me semble-t-il, intriguent plus les spectateurs d’occident qui y découvrent un monde inconnu et donc sans doute plus fascinant.

Lì Chevalier et l’art contemporain. Que pensez-vous de l’art contemporain par rapport à la beauté, l’esthétique et le kitsch?

Que l’occident soit dominé par l’art presque officiel du «conceptuel», du Kitsch, de l’insolite, il y a sans doute une bonne raison. Que les plateformes artistiques de haute volée soient exclusivement réservées à ces types d’art est un fait plus que regrettable. Cela va contre l’esprit de la polyphonie que je défends. Tout excès débouche nécessairement sur son contraire.

SMS MAG veut créer une collection virtuelle composée de photos des œuvres des artistes interviewés. Pouvez-vous “nous donner” une photo d’une de vos œuvres pour la galerie de notre collection virtuelle?

Bien sûr!

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