Cristina Gnoni Mavarelli sulla mostra Una città ideale

Redazione SMS MAG

27 Marzo 2019

SMS MAG ha intervistato Cristina Gnoni Mavarelli sulla mostra Una città ideale

La Direttrice della Pinacoteca Nazionale di Siena Cristina Gnoni Mavarelli racconta alcune curiosità sulla mostra Una città ideale. Dürer, Aldorfer e i Maestri Nordici della Collezione Spannocchi di Siena, che ha curato insieme a Maria Mangiavacchi e Daniele Pittèri, al Santa Maria della Scala fino al 5 Maggio 2019.

Qual è la particolarità della mostra Una città ideale?

Una caratteristica della collezione Piccolomini, poi Spannocchi, è l’ingente e cospicua presenza di maestri nordici, maestri d’oltralpe, di pittori tedeschi, Albrecht Dürer, Albrecht Altdorfer, di maestri olandesi, di maestri fiamminghi, che si è scelto di presentare in mostra. Per la maggior parte sono quadri da stanza, da collezione privata; si noti infatti che in questa mostra i formati sono perlopiù ridotti. Mostra che però, anche per l’allestimento molto efficace, consente di osservarli da vicino in tutti i loro particolari perché molti di questi dipinti, a partire dal San Girolamo nello studio di Hendrik van Steenwijk il Giovane, per non dire dello strepitoso Albrecht Dürer, il ritratto di San Girolamo, vanno visti da vicino proprio per apprezzarne i caratteri di pittura lenticolare che contraddistingue la pittura fiamminga. Sono dipinti che sono stati eseguiti con le lenti e che sarebbero anche da guardare e da riguardare con le lenti e l’allestimento di queste opere, molto spaziate e isolate, permette di riapprezzare in pieno in tutte le loro valenze. Le opere poi sono suddivise secondo i generi pittorici, per cui si inizia dalle scene sacre, con le Storie di San Floriano di Albrecht Altdorfer, e si prosegue con la Decollazione del Battista, il San Girolamo nello Studio, anche se vediamo come l’approccio dei nordici al tema sacro, sin dalla metà del Cinquecento, sia molto diverso rispetto alla tradizione italiana.

Come mai quest’attenzione per questo tipo di pittura da parte dei Piccolomini?

Anzitutto diciamo che tutta la collezione si è stratificata nei secoli, un nucleo di dipinti proviene dalla collezione Gonzaga, da Palazzo Ducale di Mantova. Al seguito del sacco di Mantova, il generale Ottavio Piccolomini e Silvio Piccolomini entrarono in possesso di un nucleo di dipinti. I fiamminghi erano molto ricercati già dalla metà del Quattrocento, era una pittura molto in voga ed avere questo tipo di dipinti nelle proprie collezioni era motivo di pregio. Anche nelle collezioni medicee troviamo un cospicuo gruppo di dipinti fiamminghi, sin dalla metà del Quattrocento a Firenze ci sono questi scambi, poi i mercanti con le Fiandre. Questi caratteri di meticolosità descrittiva e questa libertà inventiva affascinava molto i collezionisti della penisola, i collezionisti italiani, perché il tema sacro si trova svincolato, trattato come un tema di grande fantasia. Nell’Altdorfer vediamo questa splendida raffigurazione del notturno con la luna che fa capolino tra gli alberi: è stato detto uno dei primi paesaggi della pittura fiamminga che ha la scoperta del paesaggio, della luce.

Congedo di san Floriano (1518 – 1520 circa) di Albrecht Altdorfer

In mostra ci sono anche delle scene di caccia e le Bambocciate…

Le scene di caccia rientrano in quelle che abbiamo chiamato “nature vive” (come le nature morte con gli splendidi raffinatissimi ritratti di fiori di Jacob Marrell o con la rappresentazione dei frutti sempre di pittori fiamminghi). Sono di un pittore che si chiama Philipp Peter Roos, detto Rosa da Tivoli perché lavorò in Italia, che dipingeva queste scene di cacciagione, con la selvaggina, raffigurazioni dei cani, dei segugi, che in alcuni casi potevano essere anche dei veri e propri ritratti. Sappiamo che la caccia era un’occupazione nobile e quindi anche questi quadri erano molto richiesti. È molto interessante anche qui l’ambientazione paesaggistica di grande suggestione. E poi abbiamo i bambocci, le cosiddette Bambocciate, di Pieter van Laer, detto Il Bamboccio, pittore fiammingo che lavorò nel 1630 a Roma sulla scia di Caravaggio e dei Caravaggeschi e sdoganò tutta una serie di temi popolareschi, come scene di osteria. Raffigurò anche la gente umile nei cortili, nelle piazze, nelle campagne, scene legate alla vita degli strati più popolari: fu tutto un genere che ebbe un grande successo.

Cacciagione (fine del XVII secolo – inizio del XVIII secolo) Scuola di Philipp Peter Roos, detto Rosa da Tivoli

I restauri per la mostra Una città ideale nella Pinacoteca Nazionale di Siena

Prima della mostra alcuni dipinti sono stati restaurati.

Con l’occasione della mostra sono stati restaurati i dipinti provenienti dal Museo Civico e poi dalla nostra restauratrice Elena Pinsauti è stata effettuata anche una revisione conservativa delle opere della Pinacoteca Nazionale di Siena. E durante questi restauri, con piccole puliture in revisione conservativa, sono venute fuori anche delle firme che ancora dobbiamo approfondire. È uno scoop…

Il dietro le quinte della prossima mostra dedicata ai maestri nordici del XVI e XVII secolo

 

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