LUNEDÌ CRITICO: Renato Quaglia

Redazione SMS MAG

16 Settembre 2019

Su SMS MAG prosegue l’appuntamento con la rubrica Lunedì critico, che indaga il rapporto tra innovazione, cultura e società, dialogando con operatori culturali.

A cura di Lorenza Fruci

Per Lunedì critico, la rubrica che indaga la relazione tra innovazione, cultura e società, la parola va a Renato Quaglia. Project manager, direttore organizzativo, coordinatore di istituzioni e iniziative culturali, è direttore generale della Fondazione FOQUS, progetto di rigenerazione urbana nei Quartieri Spagnoli a Napoli, analista OCSE per programmi di rigenerazione urbana e project manager del Future Forum.

Qual è la sua idea di innovazione nella cultura?

Credo che “innovazione” sia una parola da superare, la stiamo usando per tutto, come un tempo “sinergie”. Penso più semplicemente che stiamo attraversando un periodo straordinario: tutto quello che ci sembrava dato una volta per tutte è di nuovo in discussione, o in crisi o in evoluzione, che forse sono l’una conseguenza o opportunità dell’altra. Non è vero che l’ideogramma cinese che rappresenta il concetto di crisi sia composto dai due termini “pericolo” e “opportunità”, ma il concetto, pur senza la suggestione linguistica, è valido. Per rispondere alla sua domanda, quindi, penso che sia in atto una profonda mutazione generale delle strutture su cui abbiamo impostato modelli di cittadinanza e di convivenza, forma delle città e del lavoro. Stiamo assistendo a lunghi processi di trasformazione, tentativi sperimentali e iniziative pilota. La tecnologia e i suoi progressi sono fattori ineludibili del cambiamento, ma è più interessante il cambiamento di atteggiamento generale delle persone, dei cittadini. La ricerca di un nuovo e diverso punto di equilibrio.

LUNEDÌ CRITICO: Umberto Croppi

Tre parole chiave per definire l’innovazione nella cultura.

Tre campi di trasformazione oggi forse più promettenti: la rigenerazione delle città attraverso modelli di partecipazione; il superamento della funzione materna che il pubblico aveva assunto, l’ingresso in un periodo che potremmo definire post-pubblico; la voglia di impegno delle giovani generazioni su temi nuovi come la crisi climatica e ambientale o le diseguaglianze, economiche e di genere.

LUNEDÌ CRITICO: Mauro Felicori

Una best practice prodotta da un processo d’innovazione in una istituzione, centro culturale, museo… e l’elemento innovativo che l’ha caratterizzata.

In Italia, le principali esperienze di rigenerazione urbana, a Milano, Napoli (personalmente sono impegnato a FOQUS, in un progetto di rigenerazione nei Quartieri Spagnoli), Torino, Brescia, San Vito dei Normanni, Favara… in metropoli e piccoli centri del paese. Spontanee, creative, indipendenti, professionali, ricche di premesse inaspettate e di nuove promesse per le città che si trasformano. L’elemento innovativo che le accomuna – e le rende diverse dalle analoghe esperienze sociali di pochi anni fa –  è una dimensione altamente professionale, la ricerca effettiva della sostenibilità, la possibile parziale modellizzazione, la possibilità di sperimentare nuove policy.

LUNEDI’ CRITICO: Paolo Verri

Quali semi di innovazione ha il mondo dell’arte italiana che ancora non è riuscita a mettere a frutto?

Non vorrei sembrasse una provocazione, ma il sistema istituzionale dell’arte mi pare in larga parte conservatore. Certamente ha una capacità straordinaria di assorbire le innovazioni tecnologiche e le trasforma in strumenti espressivi, ma i suoi statuti, i contesti museali o espositivi in cui si consuma, i rapporti di forza che ne caratterizzano le dinamiche di mercato e di comunicazione sono ancora novecenteschi, chiusi, autoreferenziali. Più interessante è forse quello che accade marginalmente, fuori dal sistema istituzionale, nelle periferie urbane e metaforiche, quando l’arte si mette al servizio o accompagna emergenze o questioni sociali, quando si assume il rischio autentico, si fa voce di ciò che non ha voce.

LUNEDI’ CRITICO: Derrick de Kerckhove

 

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