LUNEDI’ CRITICO: Paolo Verri

Redazione SMS MAG

24 Giugno 2019

Su SMS MAG prosegue l’appuntamento con la rubrica Lunedì critico, che indaga il rapporto tra innovazione, cultura e società, dialogando con addetti ai lavori.  

A cura di Lorenza Fruci

Per Lunedì critico, la rubrica di SMS MAG che indaga la relazione tra innovazione, cultura e società, la parola va a Paolo Verri, attualmente Direttore Generale della Fondazione Matera-Basilicata 2019dopo aver diretto con successo dal 2011 al 2014 la candidatura di Matera a Capitale Europea della Cultura per il 2019 in qualità di Direttore del Comitato Matera 2019.

LUNEDI’ CRITICO: Derrick de Kerckhove

Qual è la sua idea di innovazione nella cultura (mi riferisco non prettamente alle nuove tecnologie ma a pratiche da interventi di trasformazione del rapporto fra pubblico e prodotti culturali, di trasformazione del territorio o dei manufatti, di interventi di rigenerazione di spazi e/o contesti urbani…)?

Per quanto mi riguarda il maggiore elemento di innovazione culturale è la capacità di ripensare completamente la relazione tra i contenuti e il pubblico. E quindi lavorare su un pubblico che è assolutamente co-creatore dei contenuti, capace di condividerli a sua volta e di diventare moltiplicatore del messaggio che si vuole costruire insieme. Quindi nella contemporaneità è fondamentale che non ci sia qualcuno che propone e altri che seguano, ma invertire questo percorso e fare in modo che la produzione culturale derivi dall’ascolto e che questo ascolto produca co-creazione.

LUNEDI’ CRITICO: Michele Trimarchi

Tre parole chiave per definire l’innovazione nella cultura.

Per me le tre parole chiave sono coraggio, fiducia e apertura. Apertura è corrispondente al tema dell’ascolto, dell’ascolto dei bisogni, ma anche delle cose che ancora non ci sono, l’ascolto delle difficoltà, delle cose che sono più segrete e insicure, che l’arte e la scienza sono in grado di mettere in luce in diverso modo, la prima con la soggettività e la seconda con un lavoro più di oggettivizzazione. La fiducia perché è veramente quello che manca alla contemporaneità oggi, specialmente nell’occidente. Per produrre qualcosa bisogna avere una grandissima fiducia nel futuro e nella collettività, ma certe volte questa fiducia ci viene meno e non dovrebbe mai venirci meno. E il coraggio, perché le pratiche di innovazione scardinano sempre un po’ lo status-quo e quindi bisogna essere molto tranquilli e molto sereni che quello che faremo sicuramente non sarà ben visto da tutti, anzi molti diranno “come mai, perché, …”.

LUNEDI’ CRITICO: Fabio Severino

Una best practice prodotta da un processo d’innovazione in una istituzione, centro culturale, museo… e l’elemento innovativo che l’ha caratterizzata.

Diciamo che noi in candidatura, come Matera 2019, abbiamo avuto la fortuna di lavorare molto con il Polo Museale della Basilicata e fare questa esperienza che chiamiamo “museo fuori dal museo”, cioè di prendere delle opere che sono di tutti, nel caso specifico le opere di Carlo Levi, e di metterle, a nostra cura e con il pagamento da parte nostra di una assicurazione, nelle case dei cittadini più lontani dall’istituzione museo, cittadini che magari non erano mai entrati al museo a vederli. Abbiamo portato queste opere a casa loro e abbiamo insegnato loro quale era il valore culturale e sociale, e loro sono diventati i primi, diciamo così, che poi hanno invitato tutti a vedere queste opere come se fossero davvero loro, cosa che è, perché, essendo opere della collettività, sono opere di tutti, anche se molto spesso, principalmente i direttori dei musei e ancora di più le istituzioni conservatrici, hanno voglia di pensare che quelle cose sono soltanto di pochi e di pochi esperti. Mi sembra che questa best practice vada molto diffusa.

Quali semi di innovazione ha il mondo dell’arte italiana che ancora non è riuscita a mettere a frutto?

Mi sembra che ci sia una scena crossmediale giovane di grande qualità, che non ha sede in Italia ma che è diffusa e che troviamo negli Stati Uniti così come in Gran Bretagna come nei paesi asiatici. C’è una capacità molto forte di essere innovatori nel campo della crossmedialità, però mi sembra altresì che non siamo bravi come istituzioni a essere sistemici e a valorizzare questa scena. Avevamo fatto alcune operazioni negli anni ’90, sia come città che come collettività, per costruire dei database dai quali si potesse evincere quali sono i tantissimi talenti che l’Italia produce e anche quali sono le cose che queste persone fanno; credo quindi che a livello nazionale abbiamo veramente bisogno di avere un grande database di soggetti che possano essere facilmente ritrovati e messi in connessione tra di loro. Quindi è un seme molto tecnico, molto di metodo, non tanto di contenuto. Sui contenuti secondo me ciascuno gioca bene la sua partita, come anche nel settore della produzione e delle PMI: ciascuno fa bene il suo, ma non riceve un sostegno sistemico dai soggetti istituzioni. Quindi credo che questa sia la cosa su cui dobbiamo lavorare di più.

 

Iscriviti a SMS MAG LETTER