LUNEDI’ CRITICO: Lucio Argano

Redazione SMS MAG

27 Maggio 2019

Su SMS MAG torna l’appuntamento con la rubrica Lunedì critico, che indaga il rapporto tra innovazione, cultura e società, dialogando con operatori culturali 

A cura di Lorenza Fruci

Per Lunedì critico, la rubrica di SMS MAG che indaga la relazione tra innovazione, cultura e società, la parola va a Lucio Argano. Attualmente Executive VP dell’Advisory Cultura di PTSCLAS a Milano, Lucio Argano insegna progettazione culturale all’Università Cattolica e all’Università Roma Tre.

Qual è la sua idea di innovazione nella cultura (mi riferisco non prettamente alle nuove tecnologie ma a pratiche da interventi di trasformazione del rapporto fra pubblico e prodotti culturali, di trasformazione del territorio o dei manufatti, di interventi di rigenerazione di spazi e/o contesti urbani etc…)?

Per me l’innovazione nella cultura è la capacità di esplorare la complessità, intesa come intreccio esponenziale d’interazioni e interferenze, secondo la definizione di Edgar Morin. In questo quadro, che è la cifra del mondo contemporaneo, l’innovazione diventa impellenza nel fronteggiare domande complesse, volubili ed emergenti. Ad esempio, rispetto alle molteplici relazioni possibili tra produzione e fruizione culturale, al protagonismo sociale all’interno delle azioni culturali, alle pratiche e ai linguaggi artistici sempre più meticci, alle forme di rispetto e responsabilità multilivello che diventano sociali e politiche, alla difficoltà di rappresentare una realtà contradditoria, labile e sfuggente, al confronto con fenomeni più ampi, come la metamorfosi della dimensione urbana o le sollecitazioni delle nuove tecnologie.

Tre parole chiave per definire l’innovazione nella cultura.

Più che tre parole, vorrei sottolineare tre concetti. Il primo è: “cultura di progetto”, dove “progetto”, parola potente nel suo significato di dispositivo anticipatore del futuro, diventa un baricentro di infinite opportunità, non solo piattaforma o crocevia da cui partono possibili biforcazioni di senso e di azione. Il secondo è: “sistema evolutivo”, necessariamente aperto, permeabile, l’humus di relazioni e inneschi in cui si sviluppano condizioni progettuali ma anche processualità importanti. Il terzo concetto è “intelligenze distribuite”, che potremmo anche chiamare circoli virtuosi, dove entra in gioco il tema delle consapevolezze e delle competenze, soprattutto quelle cognitive, a partire dalla capacità di osservare il mondo “con occhi innocenti” e con le giuste distanze, privi di suppellettili intellettuali.

LUNEDI’ CRITICO: Valentina Tanni

Una best practice prodotta da un processo d’innovazione in una istituzione, centro culturale, museo… e l’elemento innovativo che l’ha caratterizzata.

L’Italia è ricca di belle esperienze d’innovazione culturale, ben descritte nelle altre interviste. Posso però citare un caso a cui ho lavorato, il Polo del ‘900 a Torino. Si tratta di un nuovo centro culturale che ha messo insieme 22 storiche e prestigiose realtà della ricerca storica, sociale, economica e culturale del Novecento, nonché espressione dei valori della resistenza, della democrazia e della memoria. Le istituzioni mantengono autonomia, missione e attività specifiche, ma hanno condiviso archivi, biblioteche, competenze, progettualità. La Fondazione Polo del ‘900, costituita da Compagnia San Paolo, Città di Torino e Regione Piemonte, gestisce gli spazi, è il pivot del sistema, offre servizi, facilita azioni, genera capacity building. Un’operazione che sta funzionando bene, stando ai risultati e ai giudizi positivi di chi lo frequenta (non solo rispetto ai numeri).

LUNEDI’ CRITICO: Giuseppe Stampone

Quali semi di innovazione ha il mondo dell’arte italiana che ancora non è riuscita a mettere a frutto?

Mi sentirei di evidenziare piuttosto quelli che possono essere elementi frenanti rispetto all’innovazione culturale. In primo luogo, una certa retorica, che sottintende a volte confusione, altre un uso strumentale del termine, parola spesso abusata impropriamente e di moda, allo stesso livello del termine “strategia”. In secondo luogo, la tendenza a concentrarsi “sul singolo albero” e non “sulla foresta”, per usare una metafora, quindi a non avere una visione d’insieme, olistica, del proprio agire, probabilmente perché si resta ancorati al proprio ombelico. Un terzo freno è rivestire uno sforzo d’innovazione di un pesante fardello ideologico. Un quarto freno, va detto, è la resistenza al ricambio generazionale nelle grandi strutture culturali, che vuole dire introdurre un approccio nuovo, magari inedito, alla gestione, alla produzione, all’accessibilità, alla funzione di uno spazio nel più ampio contesto sociale e territoriale.

LUNEDI’ CRITICO: Fabio Severino

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