LUNEDI’ CRITICO: Ledo Prato

Redazione SMS MAG

13 Maggio 2019

Come ogni lunedì su SMS MAG l’appuntamento con la rubrica Lunedì critico che indaga il rapporto tra innovazione, cultura e società, dialogando con addetti ai lavori del mondo della cultura e dell’arte

A cura di Lorenza Fruci

Per Lunedì critico, la rubrica di SMS MAG che indaga la relazione tra innovazione, cultura e società, la parola va a Ledo Prato. Esperto nelle politiche per i beni e le attività culturali, Prato ha maturato una trentennale esperienza nella messa a punto e nella sperimentazione di modelli innovativi per la gestione del patrimonio culturale. E’ Segretario generale di Mecenate 90 e dell’Associazione delle Città d’arte e Cultura, ed è docente nei Master per il management dei beni culturali promossi dall’Università IULM e da Il Sole 24 Ore Business School.

Qual è la sua idea di innovazione nella cultura (mi riferisco non prettamente alle nuove tecnologie ma a pratiche da interventi di trasformazione del rapporto fra pubblico e prodotti culturali, di trasformazione del territorio o dei manufatti, di interventi di rigenerazione di spazi e/o contesti urbani, etc…)?

Innovazione rimanda ad un processo piuttosto che a un atto, un fatto specifico, un esito. Viviamo tempi in cui tutto ciò che ci sembrava chiaro e definito è messo in discussione. I musei non sono più solo luoghi di conservazione e tutela, i teatri non sono più solo luoghi di rappresentazione, le biblioteche non sono più solo luoghi deputati alla lettura o al prestito librario e così via. Per rintracciare processi che producono cambiamenti, trasformazioni e, forse, innovazione, bisogna esplorare i “margini”, le “frontiere”, situazioni, luoghi non canonici. Penso ai processi innescati dal muralismo in tante città e quartieri in Italia ma anche all’estero. Qui l’arte si prende cura dei luoghi e delle persone e i processi producono innovazione culturale (una grande diffusione dell’arte pubblica con forme inedite) ma anche sociale (ricostruzione di un capitale di fiducia). Penso alle biblioteche che si trasformano in infrastrutture sociali. Ma guai a considerarli processi conclusi o depositari esclusivi di innovazione.

Tre parole chiave per definire l’innovazione nella cultura.

Se l’innovazione è un processo allora potrebbero non esserci parole chiave per definirla. E tuttavia, ad esempio, i processi partecipativi (quando non sono un rito) in ambito culturale possono generare forme e persino contenuti non convenzionali. Penso ai laboratori con i ragazzi che costruiscono mappe digitali appropriandosi delle conoscenze della cultura materiale e immateriale dei contesti in cui vivono; al teatro che mette in gioco “il corpo” per l’apprendimento di una alfabetizzazione emotiva capace di restituire autostima a ragazzi in difficoltà; al videogioco che consente a milioni di persone di interagire con un museo. Sono esperienze culturali generate da processi che interagiscono con la vita delle persone. Potremmo arrivare a sostenere che l’innovazione nella cultura si misura in relazione con le capacità cognitive che genera nelle persone, facendole vivere meglio.

LUNEDI’ CRITICO: Giuseppe Stampone

Una best practice prodotta da un processo d’innovazione in una istituzione, centro culturale, museo… e l’elemento innovativo che l’ha caratterizzata.

Seguendo il filo di questo ragionamento si possono indicare esperienze più che best practices da prendere a riferimento. Ogni luogo ha la sua storia, il suo contesto di riferimento, una missione possibile. Per questo diffido della “modellizzazione” generato dalle best practices. Esperienza significativa è senz’altro quella realizzata a Succivo (Na) dall’Associazione Geofilos che ha recuperato un casale storico vincolato in stato di abbandono, trasformandolo in una factory per bambini e anziani oppure l’esperienza delle Officine Culturali a Catania che hanno preso in gestione spazi e servizi del Monastero dei Benedettini di San Nicolò all’Arena facendone un luogo di ricerca, formazione e produzione culturale oppure i progetti di rigenerazione urbana promossi da Manifattura Urbana a Parma o dall’Associazione 999Contemprary a Roma che ha realizzato il primo Museo Condominiale a Tor Marancia con opere murarie che non hanno restituito solo bellezza ad un posto brutto ma hanno generato capitale di fiducia con un processo partecipativo ed esperenziale. Il cerchio è molto largo e comprende esperienze e processi innovativi in ogni parte del Paese.

LUNEDI’ CRITICO: Michele Trimarchi

Quali semi di innovazione ha il mondo dell’arte italiana che ancora non è riuscita a mettere a frutto?

C’è ancora molta autoreferenzialità. Il sistema culturale italiano, quello canonico, non è sufficientemente poroso. Sicché spesso si oscilla fra una sperimentazione priva di un pensiero e la riproposizione di statuti consolidati dal tempo. Se tutto è cambiato intorno a noi (e il processo ha una velocità inarrestabile) l’arte e la cultura dovrebbero rimettersi in discussione, interagendo con i processi sociali ed economici. Dovrebbero ripensare alle proprie funzioni, prendendosi davvero cura delle persone e dei luoghi, e riaccendere sentimenti di speranza e di felicità. Per questo dovrebbero diffondere spirito critico, creatività, leggerezza e portare il proprio contributo per abitare questo mondo senza dover fare i conti sempre con i confini. Per questo l’arte e la cultura dovrebbero essere per tutti.

LUNEDI’ CRITICO: Fabio Severino

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