LUNEDI’ CRITICO: Francesco Morace

Redazione SMS MAG

6 Maggio 2019

Su SMS MAG prosegue l’appuntamento con la rubrica Lunedì critico che indaga il rapporto tra innovazione, cultura e società dialogando con operatori culturali

A cura di Lorenza Fruci

Per Lunedì critico, la rubrica di SMS MAG che indaga la relazione tra innovazione, cultura e società, la parola va a Francesco Morace. Sociologo e saggista, Morace lavora da più di 30 anni nell’ambito della ricerca sociale e di mercato. E’ Presidente di Future Concept Lab, un laboratorio che attraverso ricerca, consulenza e formazione traccia il futuro, ed è ideatore del Festival della Crescita, le cui prossime tappe saranno il 6 e 7 Maggio a Napoli, il 13 Maggio a Firenze, il 13 e 14 Giugno a Sassuolo e il 4 Luglio a Parma.

Qual è la sua idea di innovazione nella cultura (mi riferisco non prettamente alle nuove tecnologie ma a pratiche da interventi di trasformazione del rapporto fra pubblico e prodotti culturali, di trasformazione del territorio o dei manufatti, di interventi di rigenerazione di spazi e/o contesti urbani, etc…)

Per rispondere partirei da una famosa affermazione del poeta T.S. Eliot Il genere umano non può reggere troppa realtà. La cultura e l’arte devono aiutarci a rappresentare il passato, il presente e il futuro utilizzando la fantasia e l’invenzione, per immaginare le nuove mappe della realtà. Le mappe non servono a raggiungere una destinazione ma a rappresentare il mondo, come qualcosa di bello e avventuroso. Se la bussola è sostituita dagli algoritmi, e si rinuncia a disegnare le mappe, si finisce per perdere il senso dell’orientamento ma anche il gusto della rappresentazione. Se ciò avviene non è colpa della rete ma della nostra pigrizia mentale, della mancanza di tempo, di energie, di coraggio. Rinunciare alla progettazione delle mappe significa rinunciare al costrutto più umano del nostro esistere e abitare il mondo.


 “MANIFESTO DELLA CRESCITA”


Tre parole chiave per definire l’innovazione nella cultura.

Le tre parole che utilizzerei per definire questa realtà sono dunque: passione, compassione, comprensione. C’è nella grande arte la complessità di un’evasione dal reale immediato dove ritroviamo il reale della nostra condizione: c’è al contempo evasione dal reale e invasione del reale.

Una best practice prodotta da un processo d’innovazione in una istituzione, centro culturale, museo… e l’elemento innovativo che l’ha caratterizzata.

La best practice che segnalo riguarda la capacità di rendere immersiva l’esperienza culturale: musei con navigatori 3D e scuole che propongono una didattica multisensoriale. Siamo migliori nella partecipazione estetica, perché il meglio di noi stessi si esprime nell’ammirazione e nella meraviglia: essere capaci di ammirare e di meravigliarsi è benefico per ognuno e per tutti. Un godimento molto grande si prova nella condivisione: godere insieme di una esperienza estetica e/o artistica. Bisognerebbe insegnare fin da bambini cosa significa la qualità poetica della vita e quindi far sentire e far prendere coscienza del sentimento estetico. Attraverso l’emozione estetica scopriamo e impariamo a conoscere il mondo, in cui la realtà è intessuta di immaginario e l’immaginario è intessuto di realtà.

Quali semi di innovazione ha il mondo dell’arte italiana che ancora non è riuscita a mettere a frutto?

L’arte italiana è potenzialmente la più fertile e ricca del mondo, ma quasi mai viene proposta come esperienza sensoriale a tutto tondo, immersiva e coinvolgente. Oggi conta non solo l’alta circolazione dell’immagine ma anche e soprattutto l’alta risoluzione dell’esperienza estetica. E’ su questo che l’Italia dovrà lavorare in futuro.

 

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