LUNEDI’ CRITICO: Valentina Tanni

Redazione SMS MAG

18 Marzo 2019

Su SMS MAG il secondo appuntamento con la rubrica Lunedì critico che indaga il rapporto tra innovazione, cultura e società

A cura di Lorenza Fruci

Il secondo appuntamento di Lunedì critico, la nuova rubrica di SMS MAG che sonda la relazione tra innovazione, cultura e società dialogando con addetti ai lavori del mondo dell’arte e della cultura, dà la parola a Valentina Tanni. Critica d’arte, curatrice, docente di Digital Art al Politecnico di Milano e caporedattrice di Artribune, Valentina Tanni incentra la sua ricerca sul rapporto tra arte e nuove tecnologie, con particolare attenzione alle culture del web.

LUNEDI’ CRITICO: Michele Trimarchi

Qual è la sua idea di innovazione nella cultura, soprattutto in relazione ai new media?

Negli ultimi anni l’espressione “innovazione culturale” è diventata una specie di mantra, ma raramente ci si confronta sul suo vero significato e sulle sue implicazioni a livello profondo. Personalmente, ho sempre qualche difficoltà a usare il temine innovazione in riferimento all’ambito culturale, perché credo sia impossibile immaginare una linea di progresso precisa e identificabile quando si parla di arte e cultura. La cultura è un animale indomabile, un oggetto complesso e multiforme; questa sua natura irregolare va preservata a ogni costo. È uno strumento di interpretazione della realtà, ci permette di comprendere e discutere il mondo che ci circonda, di migliorare la nostra socialità, di imparare a gestire il conflitto e la diversità. I concetti di “nuovo” e “vecchio” gli vanno stretti, come anche tutti i tentativi di chiuderla in schemi troppo rigidi oppure di prevederne con certezza gli sviluppi futuri. Con questa consapevolezza in mente, si possono tuttavia fare molte cose per sostenere la produzione culturale e aumentare il bacino del suo pubblico. Credo che i processi di innovazione, nel senso più puro del termine, siano applicabili e progettabili in due settori: quello della fruizione e quello della didattica. Le tecnologie digitali in questo senso possono fare molto: se usate in maniera creativa e inclusiva possono davvero mettere la cultura “in mano” alle persone.

Tre parole chiave per definire l’innovazione nella cultura.

Io vorrei che fosse: sperimentale, irregolare, inclusiva.

Una best practice prodotta da un processo d’innovazione legato ai new media in una istituzione, centro culturale, museo, teatro… e l’elemento innovativo che l’ha caratterizzata.

Difficilissimo rispondere a questa domanda. I casi che si potrebbero citare sono numerosi, ma per restringere il campo resterò sul suolo italiano: trovo interessante il lavoro che il team di Tuomuseo sta facendo con i videogame all’interno di musei di arte antica come il Museo Archeologico di Napoli e quello di Taranto; ma anche l’attività del Link Art Center, che rappresenta un modello interessante di entità nomadica e pluridisciplinare attiva nei campi delle mostre, dell’editoria e della didattica. Infine, impossibile non menzionare la ricerca di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico di HER – Human Ecosystems Relazioni, che hanno collaborato con numerose istituzioni, sia pubbliche che private, indagando in maniera scientifica, ma anche poetica, temi cruciali come l’intelligenza artificiale e la gestione dei dati digitali.

Quali semi di innovazione ha il mondo dell’arte italiana che ancora non è riuscita a mettere a frutto?

In Italia, e non solo nel mondo dell’arte, non abbiamo ancora sviluppato un atteggiamento realmente aperto, moderno e consapevole nell’uso della tecnologia. Siamo ancora intrappolati tra due opposte concezioni dei nuovi media, entrambe limitanti: quella che li considera una minaccia per l’espressione personale e in generale per la società umana; e quella che, al contrario, la esalta nei suoi aspetti più superficiali e spettacolari, legandola a una sterile cultura dell’hype. Quando riusciremo a superare questa dicotomia, e a potenziare la formazione in questo settore sin dalla scuola primaria, forse potremo cogliere nuovi frutti.

 

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