LUNEDI’ CRITICO: Massimiliano Capo

Redazione SMS MAG

25 Marzo 2019

Su SMS MAG prosegue l’appuntamento con la rubrica Lunedì critico che indaga il rapporto tra innovazione, cultura e società

A cura di Lorenza Fruci

Il terzo appuntamento di Lunedì critico, la nuova rubrica di SMS MAG che sonda la relazione tra innovazione, cultura e società interpellando operatori culturali, dà la parola a Massimiliano Capo. Direttore artistico di Medioera, festival di cultura digitale giunto alla decima edizione a Viterbo e condirettore di Algoritmo, festival di arte e musica contemporanea itinerante nel Lazio, Massimiliano Capo scatta foto, gira video, mischia dischi e scrive.

Qual è la sua idea di innovazione nella cultura, soprattutto in relazione alla cultura digitale? 

Mi occupo da anni di innovazione (sempre che un’affermazione di questa natura abbia un senso), ma non amo l’idea di individuarla attraverso la definizione di ipotetici confini di senso e di applicazione. Cosa vuol dire innovazione? È un fatto legato alla tecnica, alla tecnologia, come abitualmente siamo portati a pensare? E quando parliamo di cultura a cosa ci riferiamo (la domanda vale ancor di più se pensiamo alla cultura digitale)? Su questo piano, quello della definizione, dei confini, delle discipline, dell’ordine, non so rispondere. Cioè non ho un’idea di innovazione nella cultura irrigidita dentro questo ordine del discorso. Osservo, e penso che sia anche l’ambito più produttivo per la riflessione, la trasformazione profonda degli ultimi anni (anticipata, immaginata, criticata dalla parte più aperta e sensibile del pensiero italiano sulla scorta delle acquisizioni delle avanguardie storiche) e credo che lì bisognerebbe rivolgere lo sguardo: alle pratiche relazionali, al nostro modo, insomma, di stare insieme, di guardarci negli occhi, di fare l’amore. E di come queste pratiche siano state, con la cultura, anzi le culture che si portavano dietro, riscritte e incessantemente ridefinite da quello che ci accade intorno. Mi attira questa dimensione processuale, così come mi attirano i margini: i luoghi in prossimità di qualcosa, che stanno sempre un passo indietro o un passo avanti rispetto al confine tracciato.

LUNEDI’ CRITICO: Valentina Tanni

Tre parole chiave per definire l’innovazione.

Rizoma, soglia e la coppia territorializzazione/deterritorializzazione. E remix, che è la quarta ma spero mi venga concessa.

Una best practice prodotta da un processo d’innovazione in una istituzione, centro culturale, museo, teatro… e l’elemento innovativo, non necessariamente digitale, che l’ha caratterizzata.

Nel corso del tempo mi hanno affascinato molto le produzioni teatrali di Motus per l’uso che fanno dei linguaggi su cui basano i loro spettacoli. Così come molta della ricerca musicale e intorno al suono, soprattutto degli e negli spazi urbani: penso a Nicola Di Croce per esempio. E poi alla coppia Iaconesi e Persico che fanno cose belle e piene di cura. Non credo di aver risposto puntualmente alla domanda ma convivo con la sensazione che molto di ciò che avviene ed emoziona avvenga fuori (qualche volta anche contro) della dimensione istituzionale, variamente declinata. È un fatto che si faccia molta fatica a superare modelli e confini che informano il mainstream ben più di quanto ci concediamo di pensare.

Quali semi di innovazione ha il mondo dell’arte e della cultura italiana che ancora non è riuscita a mettere a frutto?

Non so se ne ha, e vista la premessa che ho fatto ad inizio intervista forse avrei anche difficoltà a riconoscerli. Abbiamo un grandissimo patrimonio artistico e culturale. Ne parliamo come della nostra vera ricchezza, ma facciamo fatica a valorizzarlo come vorremmo e dovremmo. Parliamo d’arte e di solito, però, ci riferiamo a un ambito ristrettissimo degli esiti della ricerca (e della creatività) che viene prodotta in giro per il mondo. Non so nemmeno se i luoghi che reputiamo i luoghi dell’arte siano più in grado di intercettare cosa c’è fuori. Anche qui, credo sia una questione di confini, di riconoscibilità, di separazione, di identità rivendicata (una sorta di noi siamo questo). Non a caso le cose che mi incuriosiscono di più hanno a che fare con la musica, dove la pratica del remix da tempo ha prodotto una frammentazione e una ricomposizione mobile delle identità che mi pare il tratto caratteristico della contemporaneità.

LUNEDI’ CRITICO: Michele Trimarchi

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