ZOOM: I figli di Edipo sulle urne del Museo Archeologico Nazionale

Redazione SMS MAG

22 Febbraio 2019
Prosegue l’approfondimento dedicato alle collezioni del Santa Maria della Scala e, dopo alcune opere del Museo d’Arte per Bambini, la rubrica ZOOM vi accompagna alla scoperta del Museo Archeologico Nazionale con l’affascinante leggenda dei figli di Edipo

Approfondimento di Debora Barbagli

Le vicende di Edipo e della sua famiglia, già ricordate nell’epopea omerica, sono presenti nei poeti lirici e trovano la loro più ampia trattazione nelle tragedie classiche. Tutti e tre i tragediografi maggiori dedicano drammi al mito tebano: Eschilo con la trilogia Laio, Edipo (entrambe perdute), I Sette contro Tebe a cui si accompagnava il dramma satiresco Sfinge (anch’esso perduto), e con la tragedia le Supplici; Sofocle con Antigone, Edipo Re e la postuma Edipo a Colono; Euripide con le Fenicie.

ZOOM: Cupido mentre si benda gli occhi

Edipo, figlio del re di Tebe Laio e di Giocasta (nei poemi omerici il nome è Epicasta), viene esposto, perché un oracolo aveva preannunciato che Laio sarebbe stato ucciso dal figlio. Raccolto e allevato dal re di Corinto Polibo (o di Sicione, secondo un’altra versione), il bambino cresce e, divenuto adulto, si reca a consultare l’oracolo di Delfi per conoscere la verità sulla sua origine e riceve la profezia secondo la quale ucciderà il padre e sposerà la madre. Proprio per questo Edipo non torna dai genitori adottivi ma si dirige in Beozia e qui, incontrato per la strada il re Laio, di cui ignora l’identità, lo uccide dopo un litigio.

Giunto a Tebe risolve l’enigma della sfinge, diviene re e sposa la vedova di Laio (sua madre!): l’oracolo di Delfi si è così compiuto. Dalla loro nefasta unione nascono i quattro figli, Eteocle, Polinice, Antigone e Ismene. Una volta scoperta la verità sul suo destino, Edipo si acceca e lascia il potere ai figli, contro cui però lancia una maledizione. Le versioni dei tragici divergono leggermente sugli episodi successivi: secondo Sofocle dopo il riconoscimento e il suicidio di Giocasta, egli va in esilio con Antigone, errando fino a raggiungere Colono in Attica, dove sarà accolto dal re Teseo e dove morirà. Secondo la versione di Euripide egli rimane segregato nel palazzo, assiste alla morte dei figli e al suicidio della madre/moglie sul corpo dei figli e viene scacciato dal cognato Creonte, nuovo re di Tebe, con la figlia Antigone.

Numerose sono le figure mitologiche che ruotano attorno al mito della famiglia tebana e che risultano coinvolte nelle loro vicende. Dopo la scoperta della verità sul padre e la terribile maledizione dello stesso, secondo la quale i fratelli si sarebbero uccisi vicendevolmente, Eteocle e Polinice decidono di regnare su Tebe un anno ciascuno. Il primo anno Eteocle è re di Tebe e il fratello Polinice si reca ad Argo, dove sposa la figlia del re Adrasto Argia. Allo scadere del termine Eteocle si rifiuta di lasciare il trono e Polinice organizza una spedizione contro la città. Lo accompagnano sei eroi, tra cui lo stesso Adrasto, Tideo, Capaneo, Ippomedonte, Partenopeo e il vate Anfiarao. Alle porte di Tebe, presso cui si dispongono gli eroi al seguito di Polinice, Eteocle dispone altrettanti guerrieri e lui stesso affronta il fratello Polinice, in uno scontro mortale.

Affresco tomba François di Vulci fonte www.beniculturali.it

Il mito tebano è destinato ad un’ampia fortuna iconografica nel mondo etrusco, con singoli protagonisti o episodi rappresentati fin da età arcaica su rilievi, pitture parietali o sulla glittica (si ricordano la tomba François di Vulci, anticipazione delle numerose scene ellenistiche di scontro fratricida e il frontone di Talamone).

Museo Archeologico Nazionale Santa Maria della Scala Siena

Sono però le urne cinerarie di età ellenistica, volterrane, chiusine e perugine, ad offrire il numero più alto di rappresentazioni. Il duello fratricida è l’episodio più frequentemente rappresentato, con varianti di personaggi, ma non mancano, soprattutto in ambito volterrano, le scene di assedio di Tebe e di episodi incentrati su altri eroi partecipanti alla guerra, nonché immagini riferibili all’accecamento di Edipo.

Museo Archeologico Nazionale Santa Maria della Scala Siena

Per quanto concerne il duello fraticida fra Eteocle e Polinice, mentre le urne di produzione volterrana sembrano non indulgere al momento dello scontro, quest’ultimo è invece ampiamente documentato dalla serie di urne fittili di produzione chiusina, costituendo il soggetto iconografico più ampiamente attestato. Qui, sulle urne prodotte a stampo di cui il Museo Archeologico Nazionale di Siena offre cospicua esemplificazione, è ripetuto pressoché immutato lo schema definito nella letteratura scientifica “schema fenicio” (dalla narrazione data da Euripide nelle Fenicie, vv. 1402-1424): Polinice, inginocchiato colpisce mortalmente dal basso il fratello Eteocle, che a sua volta affonda la spada nel petto del fratello, ai lati sono due Vanth.

Museo Archeologico Nazionale Santa Maria della Scala Siena

I due fratelli sono stati identificati anche su un’urna in alabastro del museo, proveniente dalla tomba dei Sentinate Cumere di Sarteano, che ripete uno schema attestato su pochi altri esemplari. Sulla cassa i due guerrieri sono rappresentati morenti, accasciati a terra, ciascuno sostenuto da un compagno; al centro campeggia una Vanth, mentre ai lati sono altri due guerrieri. Nella scena è stata però sottolineata la presenza di un oggetto, in cui si è riconosciuto un fulmen inferum, che sembra aver colpito uno dei due guerrieri. Tale rappresentazione è stata recentemente considerata come variante dello schema dei fratelli tebani, forse riferibile ad altro mito, il cui significato appare comunque legato a vincoli di legami o amicizia.

Museo Archeologico Nazionale Santa Maria della Scala Siena

Museo Archeologico Nazionale Santa Maria della Scala Siena

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