ZOOM: Arte Mithila

Redazione SMS MAG

27 novembre 2018
La rubrica ZOOM di SMS MAG vi porta a scoprire l’arte Mithila con i dipinti provenienti dalla scuola di Baretha nel Bihar indiano che fanno parte della collezione del Museo d’Arte per Bambini del Santa Maria della Scala di Siena

L’arte di Madhubani, letteralmente tradotta come miele dalla foresta o pittura di Mithila è praticata nell’omonima regione, tra India e Nepal. Questa regione è sempre stata famosa in India per la ricca cultura e i numerosi poeti, studiosi, teologi che hanno popolano l’area in una società profondamente conservativa dove gli uomini avevano ruoli di prestigio mentre le donne soltanto un ruolo marginale, confinate nelle loro case con il compito di eseguire le faccende domestiche, crescere i figli, gestire i rituali familiari e la pittura muraria rituale.

La leggenda colloca l’inizio della tradizione dei dipinti Madhubani 2500 anni fa, creati su muri e pavimenti delle abitazioni durante feste, cerimonie o occasioni speciali, tramandata dalle donne di generazione in generazione.
La pittura è fatta con dita, ramoscelli, pennelli e usando tinture e pigmenti naturali come pasta di riso, carbone e fuliggine per il nero, estratto di curcuma per il giallo, rosso per il sandalo, blu per l’indaco. I motivi geometrici, che non tralasciano spazi vuoti, fanno da sfondo a caratteristiche figure che hanno occhi sporgenti e naso appuntito. I temi di questi dipinti di solito includono elementi naturali come pesci, pappagalli, elefanti, tartarughe, sole, luna, alberi di bambù e loto, mentre i motivi geometrici spesso simboleggiano amore, valore, devozione, fertilità e prosperità. Gli stili principali sono tre, a seconda della casta di appartenenza delle artiste: i Bracmani, ispirati ai testi sacri dove le autrici possono sceglierne i colori; i Kayastha, anch’essi derivanti dai testi sacri ma bicrome (rosso o nero); i Dusadh, non autorizzati a ritrarre divinità e traenti ispirazione al mondo vegetale e animale. I primi due stili pittorici sono quelli definiti Mithila Painting.

La pittura Mithila, come attività domestica rurale era sconosciuta al mondo fino al disastroso terremoto che colpì la regione del Bihar in India nel 1934, quando i muri delle case caddero e l’ufficiale coloniale britannico del distretto Madhubani, William G. Archer, scoprì queste pitture interne alle abitazioni ormai esposte all’esterno.

La scuola di Baretha, in Bihar, India, è stata aperta nel 1981 e ufficializzata nel 1983 dal maestro Kashyap, fondatore e direttore della University of Arts & Crafts del Bihar. L’idea è nata dall’intenzione di alfabetizzare la popolazione di questa poverissima regione, soprattutto le donne, da sempre emarginate dalla vita sociale. Tramite l’arte e gli Aripan, comprensibili a tutti, è stato possibile avviare un processo di apprendimento dell’alfabeto hindi. Gli obiettivi principali di Kashyap di stabilizzare la scuola, approfondirne il metodo, scrivere libri si sono amalgamati con quelli di consolidare il rapporto tra arte e economia e trasferire l’arte Mithila su oggetti di uso quotidiano, soprattutto tessuti.

Il metodo della scuola nasce dalla necessità di rompere un ordine totalmente maschilista della società, dove l’autostima delle donne e delle ragazze era continuamente minata perché considerate come incapaci di apprendere. I punti essenziali del metodo sono la maieutica dell’alfabeto, cioè l’estrazione delle lettere dai segni geometrici dell’arte Mithila (una lettera, nell’alfabeto hindi, è una composizione di tratti lineari e curvi con cui ogni studente ha già familiarità negli Aripan) per passare solo successivamente alla scrittura verbale; l’auto-reddito dall’apprendimento per sopperire alla situazione di indigenza degli studenti rendendo la produzione artistica uno strumento di sostenimento economico di ogni studente, attraverso cartoline, dipinti su carta in vari formati, dipinti su tessuti, pitture murali; la trasformazione sociale per cui la scuola è un luogo di accoglienza in cui si condivide un percorso e si convive pacificamente, in un tentativo di neutralizzazione dal basso delle distinzioni di casta in un contesto in cui le differenze non dividono, ma fanno crescere.
Disciplina dei ruoli nella società, l’alfabetizzazione e l’emancipazione tramite l’arte come elementi distintivi sono gli scopi che la scuola di Baretha e il suo fondatore cercano di raggiungere. Un progetto educativo, che ben si integra con le linee guida dal Museo d’Arte per Bambini di Siena, insieme con l’esplorazione di una cultura lontana e diversa da quella italiana e oggetto di laboratori didattici.

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