Mostra IN/ACTION

Redazione SMS MAG

23 Novembre 2018
Una mostra concettualmente complessa che riflette e rivaluta lo stato d’animo della noia, dove il tempo è immobile e in contrasto a occupazioni che fungono da scacciatempo

La mostra collettiva di artisti IN/ACTION contro lo scacciatempo, la noia, esposta al Santa Maria della Scala di Siena fino al 9 Dicembre 2018, è un progetto del gruppo curatoriale composto da Lisa Andreani, Matteo Binci, Gloria Nossa e Milena Zanetti. Selezionato a seguito della call Just Image_Project Room, IN/ACTION è la risposta critica e curatoriale al tema Usiamo ancora i microscopi come clave. I media tra esaurimento e chance estetica del workshop tenuto da Maurizio Guerri nel Novembre 2017.

Se la traccia alludeva al nostro utilizzo costrittivo e distruttivo dei media e dei dispositivi tecnici a nostra disposizione, i giovani curatori hanno esplicitato questa riflessione comparando pratiche artistiche Fluxus con le opere di 6 artisti viventi nello straripamento di un flusso immaginativo senza tempo che si travasa ininterrottamente, producendo una piattaforma visiva di indagine critica sulla noia e le sue relazioni con la tecnologia.

Un’analisi sulla società moderna, intrappolata nella tecnologia, dove la noia nasce da un sovraccarico di informazioni e si configura, per contrasto, come mancanza di spinta verso le cose di un mondo divenuto muto e assillante. Noia e monotonia sembrano sinonimi, ma la relazione tra di loro è subordinata: la monotonia, ovvero la reiterazione volontaria e estenuante di un’immagine, un suono o un’azione, fa nascere la noia, che è solo uno stato d’animo iniziale al quale sopraggiunge un eccitamento euforico che a poco a poco si intensifica. In questa dialettica tra noia e intensità, il silenzio si scopre rottura assordante che diviene pausa. Lo scacciatempo è qualcosa che ci distrae dalla noia, tentando di far muovere il tempo.

Il percorso si articola nel travaso ininterrotto di artisti Fluxus e artisti viventi, dove l’opera musicale 4’33” di John Cage, in cui lo spartito invita il musicista a non suonare per quattro minuti e trentatrè secondi, è affiancata dall’installazione ambientale Gli Imbambolati di Benni Bossetto, dove una serie di bassorilievi di figure umane contemplano il cielo e le nuvole, quelle che Aristofane definiva “divinità potenti per chi non ha voglia di fare niente”. Matteo Cremonesi porta all’esaurimento e alla noia dello sguardo richiedendo allo spettatore di porre la sua attenzione su qualcosa di molto semplice e conosciuto come la fotocopiatrice, Dario Maglionico in Reification #44 e Reification #49 trasmette un senso di straniamento e sospensione nella raffigurazione di situazioni domestiche in cui l’intimità dei protagonisti sembra confrontarsi continuamente con dispositivi tecnologici.

Una mostra concettualmente complessa che riflette e rivaluta lo stato d’animo della noia, dove il tempo è immobile, in contrasto a occupazioni che fungano da scacciatempo, da ciò che Blaise Pascal avrebbe definito divertissement, che sproni il tempo ancorato della noia.

Nella scelta tra l’inazione e l’essere in azione, dove però l’azione serve soltanto da scacciatempo, il gruppo di giovani curatori sembra voler capovolgere la generale tendenza ad agire senza sosta e riflettere sui benefici della noia.

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