Presentazione libro Pitture Murali di Simona Sajeva

Redazione SMS MAG

2 Ottobre 2019

Al Santa Maria della Scala la presentazione del libro Pitture Murali. I degradi di origine meccanica di Simona Sajeva con Stefano Landi

Giovedì 26 settembre 2019 il Santa Maria della Scala ha ospitato presso la Biblioteca Giuliano Briganti la presentazione del libro Pitture Murali. I degradi di origine meccanica dell’ingegnera Simona Sajeva (edito Dei Tipografia del Genio Civile). Oltre all’autrice, era presente il restauratore Stefano Landi (tra le altre cose anche della Fonte Gaia al Santa Maria della Scala) che ha introdotto il testo.

Una rilettura sulla Fonte Gaia

Il libro è il risultato di una lunga serie di indagini condotte dall’autrice durante i suoi lavori, i quali le hanno offerto lo spunto per giungere ad un’intuizione fondamentale, ossia che ogni pittura murale, aderendo all’edificio, ne segue inevitabilmente le sorti perchè ha un’interazione naturale con esso.

“Io parto dalle pitture murali perché sono il mio primo amore”, comincia così l’autrice a spiegare perchè abbia scelto di parlare proprio di questo genere di opere d’arte, ma subito dopo continua sostenendo che la sua riflessione può essere estesa a qualsiasi tipo di superficie decorata che necessita dell’intervento del restauratore in ambito architettonico o di edilizia storica. Il suo libro è il primo che affronta la conservazione delle pitture murali da questo punto di vista innovativo; nessuno, infatti, aveva mai parlato di quanto sia importante, durante un restauro, tener conto della stretta relazione che si instaura tra l’edificio e la sua decorazione murale.

La struttura architettonica è un elemento organico, che segue dei precisi movimenti di adattamento nel corso degli anni: bisogna immaginare l’edificio come un essere vivente e quindi, esattamente come ogni essere vivente, esso è destinato ad invecchiare e, di conseguenza, a modificare il suo aspetto. “Tutto è fisiologico” afferma l’autrice che nei cantieri di un restauro, in quanto ingegnera, è stata spesso vista come una “minaccia” dalle altre professionalità. L’ingegnere può fornire dei dati precisi sui fattori di variabilità che riguarderanno un edificio, spiegare quali saranno le alterazioni che subirà nel tempo, ma spetterà sempre al restauratore l’ultima decisione su come intervenire nel restauro della pittura murale.

“Quando guardiamo un edificio stiamo osservando il fotogramma di un film, un film lunghissimo che cambia”, con questa metafora Simona Sajeva ha spiegato in che modo bisognerebbe approcciare ad una struttura architettonica che è soggetta continuamente a delle variazioni, anche se non riusciamo a percepirle (a meno che non siano evidentissime come crolli o grossi cedimenti). Partendo poi da questa visione ha indotto a riflettere su quale sia il modo migliore d’intervenire sulla pittura murale e di attuare un restauro adatto al comportamento specifico e fisiologico dell’edificio.

A circa metà della presentazione, l’autrice e il restauratore Stefano Landi hanno coinvolto attivamente il pubblico presente distribuendogli planimetrie, sezioni architettoniche e disegni tecnici di un cantiere di restauro nel quale Simona Sajeva aveva lavorato in passato. Poi hanno cercato di far capire loro quale fosse il problema della recidiva caduta della pittura murale, anche dopo gli interventi di restauro applicati.

Un incontro dinamico quindi, una presentazione che ha coinvolto attivamente il pubblico, il quale si è anche divertito ed è entrato più in confidenza con la materia, arrivando a capire finalmente l’importanza di creare un lavoro comparato e di gruppo tra ingegneri e restauratori, ma non solo, anche architetti, storici dell’arte, sismologi, chimici. Un lavoro “olistico”, come lo ha definito l’autrice.

 

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