ZOOM: Lost In The Jungle nel Museo d’Arte per Bambini

Redazione SMS MAG

Lost In The Jungle Primo Piano 10 Agosto 2018
SMS MAG vi porta alla scoperta di alcune opere che fanno parte della collezione del Complesso Museale Santa Maria della Scala, raccontandovene la storia e qualche curiosità. Iniziamo con il dipinto Lost In The Jungle esposto al Museo d’Arte per Bambini.

Tra le opere della collezione del Museo d’Arte per Bambini, all’interno del Santa Maria della Scala di Siena, c’è un acrilico su tela molto particolare intitolato Lost In The Jungle dell’artista ghanese Almighty God (Dio onnipotente).

Kwame Akoto, vero nome del pittore, è tra le figure più complesse e affascinanti dell’arte africana. Nato nel 1950 a Kumasi, dopo una giovinezza turbolenta, si converte al cristianesimo grazie all’incontro con la moglie Faustina. La scoperta della fede lo porta a cambiare nome: Kwame Akoto diventa Almighty God. Continua a dipingere, ma inizia contemporaneamente a predicare, a combattere Satana e a curare le persone malate. L’importanza della religione si ritrova anche nelle sue opere che spesso si fanno tele per lo scontro tra bene e male, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Perfino le didascalie, che contendono all’immagine il ruolo da protagonista all’interno dei suoi dipinti, a volte sono dei moniti da parte del pittore-predicatore, altre invece sono utilizzate come proverbi o come morale del racconto che viene raffigurato.

Almighty God Art Work, acrilico su tela, 87×136 cm

Almighty God Art Work, acrilico su legno, 81×121 cm

Anche il dipinto Lost In The Jungle ha una storia particolare come quella del suo creatore. Le sue curiose vicissitudini iniziarono a Siena nel 2007, anno in cui il Museo d’Arte per Bambini e il Museo Civico collaborarono alla realizzazione di un evento dedicato all’Africa all’interno di Palazzo Pubblico. Mentre il primo organizzò un’esposizione di illustrazioni dedicate all’infanzia con l’intento di portare il visitatore ad una riflessione sulla variegata realtà africana, il secondo allestì la prima mostra europea sulle opere di Almighty God. Tra i vari dipinti c’era la seconda versione di Lost In The Jungle, che il pittore aveva dipinto originariamente come omaggio ad un amico a cui era nata una figlia.

Il quadro colpì la responsabile del Museo d’Arte per Bambini, Michelina Eremita, che ne commissionò una terza versione. La tela rappresenta il perfetto incipit di tutte le fiabe per bambini: il protagonista che si perde in una situazione di difficoltà e che, grazie al superamento della crisi, cresce. L’immagine di una bambina persa nella giungla richiama, inoltre, figure di racconti diventati molto popolari come ad esempio Tarzan di Edgar Rice Burroughs o Mowgli di Rudyard Kipling.

Almighty God Art Work, acrilico su legno, 81×120 cm

In attesa della realizzazione dell’opera, la collezionista Bianca Attolico, proprietaria della seconda versione, prestò il dipinto al museo. Non tutto però andò per il verso giusto, infatti il quadro venne smarrito per due mesi durante il suo viaggio tra Ghana e Italia. Una volta ritrovato e inserito nella collezione, non si poté che sorridere della coincidenza tra il titolo dell’opera e il suo destino.

Questo brano di Ettore Bonafè, dal titolo Afro Vision, accompagna i bambini alla scoperta del quadro durante i laboratori organizzati dal Museo d’Arte per Bambini

Ma cosa colpisce di Lost In The Jungle, oltre alla mirabolante storia del suo arrivo in Italia e quella del suo pittore-predicatore?

Lost In The Jungle

Almighty God Art Work, Lost In The Jungle, 2007, acrilico su tela, Collezione Museo d’arte per bambini

Il quadro raffigura una bambina europea all’interno di una fitta giungla. La piccola sta piangendo e sembra spaventata, ma non si capisce cosa di preciso stia osservando. Dalla sua espressione e dal titolo capiamo che si è persa. Tiene tra le mani un ramoscello ed è vestita in maniera tipicamente occidentale. L’elemento del dipinto che più colpisce però è il suo sguardo indecifrabile e misterioso.

In quest’ottica è interessante osservare le differenze tra la prima e la terza versione. Il primo cambiamento che subito appare evidente sono le proporzioni del titolo rispetto al resto del quadro. Nella terza versione infatti la scritta Lost In The Jungle prende il sopravvento sulla giungla, da notare anche come si evidenzi la scritta Lost rispetto a In The Jungle. Anche i lineamenti cambiano: nella prima versione sono chiaramente europei, in quella successiva sembra stiano diventando sempre più africani. Altra differenza sono le lacrime, meno copiose rispetto alla precedente.

Sembra quasi che, da una versione all’altra, la bambina abbia familiarizzato con la giungla e con il contesto, diventandone parte integrante e non più elemento estraneo. Eppure quel lost gigante sopra la sua testa ci ricorda che non ha ancora trovato la strada di casa; anche se questa volta la giungla animata e la sua protagonista sembrano complici nel custodire un misterioso segreto. Forse la bambina è semplicemente cresciuta e ora lo smarrimento a cui va incontro non è più quello di una bambina europea in un paese straniero, ma quello molto più comune di una ragazzina che sta cercando di diventare grande. In questo senso il perdersi nella giungla assume un significato diverso, molto più esistenziale e metaforico rispetto all’intento originario.

Almighty God Art Work, acrilico su tela, 50×73 cm

La prima volta che ho visto il quadro ho pensato allo scrittore e navigatore polacco Joseph Conrad. Forse per quella misteriosa giungla africana che pare nascondere un cuore di tenebra o forse per quell’idea di smarrimento e inquietudine di una bambina che sta per attraversare la linea d’ombra tra la giovinezza e quello che viene dopo. Ma questa è solo una possibilità del cambiamento della bambina tra una versione e l’altra. Un’altra ragione di queste differenze potrebbe essere nella diversa committenza: non più un regalo per la nascita della figlia di un amico europeo, ma un quadro che rappresenta un bambino astratto in cui il contesto africano ha preso il sopravvento. Tra le varie ipotesi che si possono fare, ce n’è una molto semplice: il dipinto non è stato realizzato da Kwame Akoto, ma da un suo assistente, vista la riluttanza del pittore a lavorare su commissione. Probabilmente tutto questo rimarrà un mistero.

Almighty God Art Work, acrilico su legno, 81×121 cm

Oppure un giorno la ragazza perduta di Lost In The Jungle sarà anche lei accolta e aiutata da un prete-pittore-predicatore di nome Almighty God, ritrovando così finalmente la strada di casa.

 

Iscriviti a SMS MAG LETTER