Parola ad un membro dell’Oratorio di Santa Caterina della Notte

Redazione SMS MAG

14 Gennaio 2019

Riproponiamo un’intervista ad un membro della Compagnia di Santa Caterina della Notte realizzata per il giornale cartaceo Giornale del Santa Maria della Scala Siena nell’Aprile 2004

All’interno del Santa Maria della Scala, al 3° Livello, c’è l’Oratorio di Santa Caterina della Notte, un tempo luogo di raccoglimento e di preghiera di Santa Caterina da Siena (Siena 1347 – Roma 1380), dove nel XIV secolo si insediarono alcune Compagnie laicali, tra cui quella di San Michele Arcangelo e quella dei Disciplinati.

Nate con scopi benefici e caritativi, queste Compagnie trasformarono gli ambienti del seminterrato dello Spedale in veri e propri oratori, dove i confratelli vi venivano a pregare. Come attestano alcuni documenti e fonti settecentesche, a partire dal 1479 la compagnia di San Michele Arcangelo mutò il suo nome in Santa Caterina della Notte in onore della santa, che era stata canonizzata da Papa Pio II nel 1461, e a testimonianza del suo legame con i confratelli e con il luogo ad essi caro (anche se Caterina non entrò mai a far parte della Compagnia poiché all’epoca i membri erano esclusivamente uomini). Come le altre confraternite, anche Santa Caterina della Notte fu soppressa nel 1785 e ripristinata nel 1791 con caratteri esclusivamente devozionali.

Nel 2019 ricorrono 80 anni in cui Santa Caterina da Siena è stata proclamata Patrona d’Italia da Papa Pio XII e 20 anni che è stata proclamata Compatrona d’Europa da Papa Giovanni Paolo II e SMS MAG vuole omaggiare la Santa riproponendo un’intervista ad un membro della Compagnia di Santa Caterina della Notte, realizzata da Claudia Sensini nell’Aprile 2004 per l’edizione cartacea de Il Giornale del Santa Maria della Scala Siena (Anno V numero 14).

L’Oratorio di Santa Caterina della Notte

Oggi l’oratorio mostra un aspetto tardo seicentesco, con stucchi e tele dedicate alla Vergine e a Santa Caterina, opera di pittori senesi quali Rutilio Manetti e Francesco Rustici. Nella sagrestia si conserva la tavola firmata e datata da Taddeo di Bartolo nel 1400 (?), raffigurante la Vergine col Bambino, i santi Giovanni Evangelista e Andrea e gli angeli Gabriele e Michele come musici, oltre a 0 e quattro testate di bara con Santa Caterina che protegge sotto il manto quattro confratelli, Cristo risorto, le Stimmate della Santa e la Deposizione, da assegnare ad un artista senese dei primi decenni del Cinquecento.

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