ZOOM: l’Atelier Zangaki nella Fototeca Giuliano Briganti

Redazione SMS MAG

29 Agosto 2019

L’Atelier Zangaki e le sue testimonianze egiziane nel patrimonio fotografico conservato nel Fondo Giuliano Briganti 

A cura di Lucia Simona Pacchierotti

Il Fondo intitolato a Giuliano Briganti, il cui nucleo fondante appartenuto all’omonimo professore conta 50.000 immagini e una biblioteca di 18.000 volumi, negli anni ha accolto anche altre collezioni prestigiose, in quanto luogo, all’interno dell’Amministrazione, idoneo alla conservazione di materiale fotografico e librario. Naturalmente, le collezioni aggiunte non sono state fuse con i fototipi della collezione Briganti ma sono andate ad affiancarle, ed è stato possibile dare origine ad una raccolta eterogenea che abbraccia più settori e diviene interessante, non solo per la storia dell’arte, ma anche per la storia della fotografia. In particolar modo, tra le raccolte che si sono aggiunte al patrimonio originale, troviamo nuclei provenienti dagli eredi di Piero Torriti, dal fotografo Ferruccio Malandrini, dal compianto Gabriele Borghini, tutta fotografia analogica con esemplari risalenti dalla metà dell’Ottocento fino agli anni Duemila (ed è doveroso ricordare che l’origine della tecnica è canonicamente fissata nel 1839-1840 a seguito delle ‘scoperte’ di Louise Daguerre e Henry Fox Talbot, rispettivamente in Francia e in Inghiletrra).

Rue du Commerce Port Said

Da molto tempo osservavo le fotografie di fine Ottocento che costituiscono un piccolo nucleo all’interno dell’archivio Briganti, pervenuto dall’ex Ufficio Cultura del Comune di Siena intorno al 2010. In quel periodo arrivarono in deposito alla Fototeca circa 300 immagini, varie sia per periodo di esecuzione sia per soggetti, tra cui alcune che recano la firma dei fotografi-fratelli Zangaki. Si tratta di 23 stampe all’albumina formato 20×28 «ottenute per contatto da lastre al collodio»[1] incollate su cartoncino che recano, oltre alla firma degli autori, anche il numero di negativo ed il titolo, databili al ventennio 1870-1890.

Portrait

Ma chi sono questi fratelli, artigiani della fotografia? Di Costantinos e Georges Zangaki non sappiamo bene quale sia la provenienza, l’ipotesi più accreditata è che venissero dalla Grecia o da Cipro e che siano approdati in Egitto, dove a partire dagli anni sessanta dell’Ottocento hanno dato inizio alla loro attività, inizialmente itinerante, poi con studi al Cairo e Port Said, lavorando alacremente sino alla fine del secolo[2] e lasciando un nutrito ‘catalogo’ di fototipi.

Courbe du Guiers

Caire Chameau

Alessandria

L’area settentrionale dell’Egitto, nella seconda metà del XIX secolo, è stata oggetto di notevoli cambiamenti sociali ed economici, soprattutto grazie alla costruzione del Canale di Suez (1859-1869) per la quale venne istituita un’apposita Compagnia Universale del Canale di Suez. All’epoca altri fotografi erano attivi sul territorio, tra cui il francese Hippolyte Arnoux, considerato il fotografo ufficiale della Compagnia, al quale i fratelli Zangaki ‘aggangiarono’ la propria produzione, almeno fino alla metà degli anni settanta. Le immagini che hanno lasciato rappresentano soprattutto la costruzione e l’ampliamento del Canale, e la vita cittadina dei centri in rapida evoluzione lungo il suo percorso. Tuttavia l’interesse del loro Atelier non si ferma alla ‘mera’ documentazione, infatti Costantinos e George rivolgono la loro attenzione anche a soggetti, diremmo, turistici o antropologici.

Quai du Port Said

Fontaine de Moise a Suez

Al di là dell’importanza storica che rivestono queste fotografie, il loro charme risiede molto nel potere evocativo di luoghi e situazioni. La Vue générale de Port Said, il Quai du Port Said, la Rue du Commerce raccontano di una città all’avanguardia, benestante e movimentata, dove convivono aspetti orientali ed europei; i grandi velieri che attraversano il Canale, oppure ormeggiati con le vele abbassate, così come il fumaiolo attivo parlano, forse, di commerci internazionali che si alternano ad attività locali, quali la pesca, fatta con piccole feluche.

Travaux d’elargissement du Canal

Vue du Kantara

Accanto a queste riprese ci sono quelle dedicate all’archeologia ed alle lussureggianti oasi, dalle quali sono state tratte per lunghissimo tempo delle cartoline realizzate sia in b/n sia in quadricromia. Un esempio tipico di questa pratica è l’immagine della Fontaine de Moise, luogo ricco di acqua dolce nei pressi di Suez, creduto il punto esatto dove Mosè ha fatto scaturire le acque col suo bastone durante la fuga dall’Egitto (Esodo, 17:7-11 e Numeri, 20:2-13). Per i siti archeologici, ad esempio, gli scatti della necropoli di El-Giza indicano perfettamente lo stato di conservazione dei magnifici monumenti, ancora coperti dalla sabbia per gran parte della loro superficie. Infine è interessante anche l’aspetto folkloristico e quello antropologico dei ritratti, ai quali i fratelli Zangaki si dedicarono solo nella tarda attività, quando si spinsero a sud fino a toccare la Nubia (Sudan) e l’Abissinia (Etiopia).[3]

Vue generale de Port Said

L’espressione fotografica dei due fratelli rispecchia perfettamente la produzione dell’epoca, volta a lasciare un’impronta nella contemporaneità. Loro hanno seguito la missione implicita di tutta la tecnica: fissare un momento, uno scorcio, un avvenimento, un monumento in un preciso attimo. Spesso Costantinos e George usavano autoritrarsi nelle immagini «[…] in contrasto con la comune convenzione che scaramanticamente censurava l’autoritratto fotografico». Avaveno la capacità di generare «immagini cariche di fascino ma sempre presentate con un’impostazione rassicurante: inquadrature solitamente frontali, a distanza, riprese spesso dall’alto, che riuscivano a trasmettere la sensazione di abbracciare, e quindi comprendere e dominare, tutto lo spazio»,[4] mentre il movimento dato dalla combinazione della luce con i lunghi tempi di esposizione, provoca una ‘sensazione pittorica’ nelle figure umane circondate da un alone fantasma, nelle fronde degli alberi, nell’increspatura delle onde marine, movimento che si perde nei soggetti in posa o nella riprese in Atelier con sfondi preconfezionati.

Nubie Bicharins

[1]    C. Cavatorta, I fratelli Zangaki a Port Said, in  “AFT. Rivista di Storia e Fotografia”, n 44, anno XXI, dicembre 2006, p. 18

[2]    E. Papone, A. Silingardi, Luci d’Oriente. Le fotografie dei fratelli Zangaki, catalogo della mostra, Genova – Palazzo Rosso 24 novembre 2016 – 31 dicembre 2017, Genova 2016

[3]   Nel ‘catalogo’ dei fratelli Zangaki rientra anche la testimonianza della distruzione lasciata dal bombardamento della Città di Alessandria da parte dell’esercito Inglese (1882), ma purtroppo tra le immagini conservate nella Fototeca Briganti nessuna è riferibile a questo reportage.

[4]   E. Papone, A. Silingardi, Luci d’Oriente..., op. cit., p. 3

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