Intervista con Gianluca Cicinelli

Redazione SMS MAG

8 Marzo 2019

Al Santa Maria della Scala proiezione di Coperti a destra, video inchiesta sul rapimento Moro di Gianluca Cicinelli che vede tra i protagonisti il perito balistico senese Paride Minervini

Da oltre quarant’anni il 16 Marzo è diventata per l’Italia una data che ne ha segnato la storia: nel 1978 in Via Fani a Roma venne rapito l’On. Aldo Moro e furono uccisi a colpi di arma da fuoco cinque uomini della sua scorta. E ancora oggi, malgrado i numerosi interrogatori, studi, ricerche e processi, la dinamica dell’agguato non è del tutto chiara. A conferma di questa tesi anche la video inchiesta del giornalista romano Gianluca Cicinelli intitolata Coperti a destra. I 90 secondi più oscuri della Repubblica italiana ricostruiti grazie alla rilettura degli aspetti balistici, presentata in esclusiva giovedì 28 Febbraio 2019 in Sala Sant’Ansano presso il Santa Maria della Scala di Siena, alla presenza dell’autore, del perito balistico senese Paride Minervini e dello storico Giovanni Buccianti.

Il documentario, che ricostruisce esclusivamente i 90 secondi della sparatoria di Via Fani che seminò sul posto bossoli, proiettili, caricatori, sangue e cadaveri, si sviluppa seguendo la scelta metodologica di ripercorrere in maniera scientifica le dichiarazioni contraddittorie di testimoni e brigatisti e la dinamica della strage, dimostrando che quella comunemente ritenuta “la verità dicibile” sul 16 marzo non è affatto dimostrata dalle perizie ufficiali. Il titolo Coperti a destra si riferisce al lato destro di Via Fani: da sempre, infatti, la preoccupazione dei brigatisti e delle perizie ufficiali è stata quella di smentire che qualcuno abbia sparato da quel lato della strada. La video inchiesta dimostra invece che si è sparato proprio da destra e che la tecnica del commando è inquadrabile nel contesto più vasto di analoghe modalità utilizzate da altri gruppi del terrorismo internazionale.

Il giornalista Gianluca Cicinelli (frame dal documentario)

SMS MAG ha intervistato l’autore dell’inchiesta Gianluca Cicinelli per saper qualcosa di più sul suo documentario.

Come le è nato l’interesse per il caso Moro?

Io nel ‘78 avevo quindici anni, ero un giovane estremista di sinistra, facevo parte del collettivo di scuola e il giorno del rapimento Moro per me è stato un giorno in cui mi sono trovato di fronte alla scelta di capire cosa volessi politicamente e, insieme a molti altri, quella mattina decisi di andare in piazza per la manifestazione del sindacato contro il rapimento e il terrorismo. Quando ero adolescente c’era quest’aria di favoreggiamento diffuso e una certa ambiguità verso i terroristi. Crescendo poi mi sono reso conto che le brigate rosse erano sì una sigla spontanea, ma in quei 55 giorni del rapimento Moro erano successe altre cose in cui non c’entravano solo le brigate rosse e quindi ho voluto approfondire.

Quanto tempo ha impiegato per realizzare l’inchiesta?

Il lavoro documentale è durato due anni, la realizzazione ha richiesto 3 mesi e mezzo. Ad oggi la video inchiesta è stata proiettata solo due volte a Roma e una volta a Siena.

Frame dal documentario

Come è stato accolto il documentario dal pubblico che lo ha visto?

C’è una iconografia precisa del caso Moro: il rapimento, le lettere, Via Gradoli, il falso comunicato, il ritrovamento in Via Caetani. Mentre questo documentario non è così, sono 81 minuti dedicati ai 90 secondi della sparatoria e del rapimento a Via Fani. Quindi le persone all’inizio rimangono un po’ spiazzate, poi però, quando si rendono conto che c’è un percorso storico che, parlando della parte militare e logistica e facendo dei collegamenti, in realtà parla anche di un pezzo di storia (il documentario racconta anche di un altro rapimento finito con un omicidio che c’era stato qualche mese prima in Germania – NdR: Hanns-Martin Schleyer rapito dalla Raf nel 1977 – ), il lavoro certosino viene apprezzato. E nel momento in cui, soprattutto grazie al lavoro del perito balistico Paride Minervini documentato nella video inchiesta, quando vediamo che dai bossoli ritrovati a Via Fani è possibile ricavare quanto meno una comparazione tra ciò che i brigadisti dicono sia successo e ciò che è successo davvero, questo colpisce chi guarda. E anche io che, tra l’altro, sono obiettore di coscienza, quindi contrario all’uso di armi e digiuno completamente di questa materia, sono rimasto molto colpito nell’immaginare che da questi reperti, grazie alla perizia balistica, è possibile capire molte cose. Ed è anche questo il motivo per cui sono stati scelti i 90 secondi del rapimento, perché è l’unico momento in cui sono rimasti dei reperti in terra. Se parliamo di Via Gradoli, il covo dove è stato trovato Moro, abbiamo ipotesi, testimonianze, etc… mentre qui invece abbiamo reperti materiali.

Il perito balistico Paride Minervini (frame dal documentario)

Come ha anticipato, nella video inchiesta uno dei protagonisti che ricostruisce la sparatoria è il perito balistico senese Paride Minervini. Che ruolo ha nel documentario?

Minervini non ha fatto esattamente una perizia balistica, perché per fare una perizia un perito deve avere disponibilità di tutti i reperti. Minervini per il documentario ha fatto una perizia con il materiale che gli ho fornito, compresa la vulgata, chiamiamola così, sulla vicenda che va sotto il nome di “memoriale Morucci” (NdR: il “memoriale Morucci” è un memoriale di circa 300 pagine sul rapimento, la prigionia e l’uccisione di Aldo Moro scritto nel 1986 dagli ex brigatisti Valerio Morucci e Adriana Faranda coivolti nel caso Moro) che dice delle cose che sono state ritenute vere anche dall’ultima commissione Moro che ha fatto a sua volta una perizia balistica. Il problema è che nessuno successivamente ne ha fatta una nuova. Solo la prima perizia è basata sui reperti veri, le successive no. Lo stesso perito che l’ha fatta per l’ultimo processo Moro ha ammesso poi (ci sono dei documenti in commissione) che non è in grado di produrre tutti i reperti materiali perché alcuni sono andati persi. Quindi a Minervini è stato proposto un campo di azione sulla base del “memoriale Morucci” e dei rapporti della polizia scientifica del ’78 e del ’94 e, in base a questi, gli è stato chiesto di valutare l’attendibilità e la veridicità delle informazioni contenute in questi documenti. E nel documentario abbiamo visto che almeno 5 o 6 punti non coincidono.

Il perito balistico senese Paride Minervini

E qual è la conclusione della video inchiesta?

L’unica cosa che può tagliare la testa al toro è quella di fare una nuova perizia balistica con le tecniche moderne, con scala 1:1. Sicuramente c’è una parte di atti segregati su cui sta indagando la magistratura Moro 2 che riguarda anche la vicenda delle armi ed io penso che potrebbe essere questa una strada.

Qual è il fine del suo lavoro di giornalista con questa inchiesta?

Fare dei soldi. Sono abbastanza brutale nel rispondere. Per fare questo documentario ho investito dei soldi miei, ho deciso di lavorare in proprio e alle persone che vengono intervistate viene concesso di finire un pensiero che è stato iniziato. In questo c’è una polemica verso il circuito della stampa italiana totalmente asservita a delle regole che non hanno riscontrato un risvolto commerciale apprezzabile. E quindi chi oggi vuole cercare quanto meno di approssimarsi alla realtà dei fatti deve prodursi le proprie inchieste da solo. Questa è l’unica strada. Nei master di giornalismo oggi non viene insegnata l’autoproduzione, mentre se si vuole essere liberi da condizionamenti bisogna avere il coraggio di autoprodursi, avere una buona idea, trovare le risorse. Spero di poter finanziare anche la seconda parte di questo progetto che riguarderà Via Caetani.

Per avere informazioni sul documentario Coperti a destra. I 90 secondi più oscuri della Repubblica italiana ricostruiti grazie alla rilettura degli aspetti balistici di Gianluca Cicinelli visitare la relativa pagina facebook.

 

L’autore

Gianluca Cicinelli è giornalista professionista, vive e lavora a Roma, è stato a lungo direttore di Radio Città Futura e si è occupato di numerose inchieste tra cui quella relativa al rapimento dell’esperto in Guerra Elettronica Davide Cervia.

 

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