Inaugurazione mostra Musica Scolpita

Redazione SMS MAG

29 Maggio 2019

Da un progetto di collaborazione tra il Liceo Artistico Duccio di Buoninsegna di Siena e il Santa Maria della Scala è nata la mostra Musica Scolpita

Il 23 maggio 2019 al Santa Maria della Scala è stata inaugurata la mostra Musica Scolpita. Frutto del lavoro della classe 5c Sezione arti figurative e tridimensionali del Liceo Artistico Duccio di Buoninsegna di Siena, la mostra rimarrà aperta fino al 29 Agosto 2019.

L’esposizione, curata da Lucia Simona Pacchierotti della Biblioteca e Fototeca Giuliano Briganti e da Veronica Finucci docente del Liceo, è ospitata dalla Biblioteca, luogo che custodisce alcuni fra i più importanti tesori letterari e artistici italiani che appartennero all’omonimo critico d’arte.

“Una bella esperienza, che ha fatto germogliare un seme per qualcosa di nuovo”. Con queste parole Lucia Simona Pacchierotti introduce al progetto, mentre mostra in anteprima a SMS MAG le opere che con naturalezza dialogano con il prezioso patrimonio storico della biblioteca. Appare subito chiaro che la sfida sia stata quella di trasformare la documentazione di opere in armonia pura e vibrante. Armonia che si avverte immediatamente, non solo nella scelta materica di ciascun’opera, ma anche nella loro realizzazione. Marmo, legno, carta, cera, e persino il modernissimo gasbeton, sono i materiali utilizzati dagli studenti, plasmati con cura e fantasia.

Se dalla scoperta delle opere l’idea del ritmo viene restituita dalla commistione e dal movimento della materia, è con l’arrivo dei veri protagonisti dell’inaugurazione che si cominciano davvero a suonare le prime note. L’appuntamento è alle ore 18.00 al Santa Maria della Scala davanti al pozzo medioevale che precede l’ingresso dell’Archivio. Qui i docenti del Liceo Artistico Duccio di Buoninsegna Veronica Finucci e Andrea Fagioli, insieme a Lucia Simona Pacchierotti, accolgono un nutrito pubblico ed una gioiosa squadra di giovani creativi. Raccontano che il progetto, ambizioso e mirabilmente concretizzato, affonda le sue radici nelle immagini delle tele ritraenti le nature morte di Evaristo Baschenis.

Making of Musica scolpita

I ragazzi hanno preso ispirazione dalla visione delle fotografie che raffigurano gli strumenti musicali barocchi.

In principio le immagini erano state prodotte con uno scopo puramente di studio ma, dalla loro fruizione, gli studenti hanno colto gli aspetti più empatici ed emozionali derivanti dalla musica.

    

Dopo l’introduzione alla tematica della mostra, prendono la parola gli studenti. Percorse le scale, si entra nella Biblioteca e Fototeca Giuliano Briganti dove i giovani artisti illustrano le proprie sculture. A rompere il ghiaccio è Silvano Rodesco che parla della sua Medusa: un tronco di legno tagliato dal quale partono delle ramificazioni in rame che simboleggiano un raggio e diversi tipi di musica, “come un’esplosione di sinfonie” che nascono dalla rigidità dell’uomo rappresentato dal tronco. Gli fanno eco i suoi colleghi che raccontano il significato del loro lavoro ed il processo creativo e sensoriale che li ha portati fin lì.

Al termine delle presentazioni degli allievi nasce spontaneamente un applauso a dimostrazione che lo scambio e la collaborazione tra le due istituzioni ha funzionato. Gli studenti hanno prodotto qualcosa a partire dalle loro sensazioni e dalla loro sensibilità e sono stati padroni del mezzo artistico, anche in termini concettuali. Le opere infatti sono accompagnate ciascuna da una frase che mette a nudo il senso della scultura.

Dopo aver fruito della mostra Musica Scolpita attraverso gli occhi e le mani di questi giovani artisti, arriva il momento dei curiosi che si avvicinano agli studenti per avere qualche dettaglio o semplicemente per congratularsi. Dunque un’esperienza che dimostra che le nuove generazioni, che si avvicinano all’arte, se vengono messe alla prova nell’ambito professionale rispondono con successo. E quindi sono una risorsa d’ispirazione e innovazione creativa che dovremmo spronare e contribuire a far germogliare.

Foto di Cristiana Bezerra de Menezes

 

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