Il graffio di NOF4 e l’Art Brut

Redazione SMS MAG

23 Gennaio 2019

Il graffio di NOF4 in mostra al Santa Maria della Scala di Siena è un esempio di Art Brut

La mostra Graffi Profondi dell’Anima. Il graffito di NOF4 e l’ospedale psichiatrico di Volterra, promossa dall’Associazione Onlus di Volterra Inclusione Graffio e Parola e visibile al Santa Maria della Scala di Siena fino al 31 Gennaio 2019, presenta parte dell’intonaco graffiato dall’artista Nannetti Oreste Fernando (NOF4) durante la sua permanenza nel manicomio di Volterra dove era detenuto dal 1958.

Inaugurazione mostra Graffi Profondi dell’Anima

NOF4, un sognatore e un visionario, riuscì a trovare la sua isola di libertà sul muro che lo teneva prigioniero, graffiandolo con la fibbia di chiusura del panciotto che avevano tutti i detenuti, creando un codice del tutto personale, ma decifrabile e traducibile.

Il graffito venne sviluppato dall’artista in 10 anni, fin quando per continuare i suoi lavori non gli venne data carta e penna. I suoi segni sono lettere a parenti immaginari, in cui parla anche dell’ospedale stesso, e sono stati definiti come una “mappa mentale di un degente in una struttura psichiatrica”.

Il graffio di NOF4 è un esempio di Art Brut, una forma di espressione artistica autodidatta e spontanea propria di persone rinchiuse in ospedali psichiatrici e in prigione, o di outsider emarginati dalla società. Uomini e donne privi di formazione accademica, ma talentuosi e dominati da un istinto creatore puro, a volte ossessivo. Un’arte quindi “grezza” e primordiale creata sempre al di fuori dei circuiti convenzionali delle istituzioni e delle accademie. A dare la definizione di Art Brut alle opere nate in questi contesti è stato nel 1945 l’artista francese Jean Dubuffet (1901-1985), riconoscendone anche la valenza artistica, tanto da iniziare a collezionarle lui stesso fino al 1971. Secondo l’artista una creazione di Art Brut è “una pura operazione artistica, grezza, reinventata in tutte le sue fasi dal suo autore, partendo solo dai propri impulsi”.

Nel 1971 Jean Dubuffet donò la sua intera collezione, composta da 5.000 opere di 133 creatori, alla città di Losanna che ne fece la prima Collection de l’Art Brut, ospitata nello splendido castello di Beaulieu, aperta al pubblico dal 26 febbraio 1976.

Se volete sapere qualcosa di più su Jean Dubuffet, fino al 3 Marzo 2019, Palazzo Magnani di Reggio Emilia lo celebra con la mostra dal titolo L’arte in gioco. Materia e spirito 1943-1985illustrandone la figura di genio universale e multiforme, esplorando i numerosi cicli creativi, le vaste ricerche, le sperimentazioni tecniche inedite e originali.

Jean Dubuffet, Mouchon berloque, 19 giugno 1963, Olio su tela, 114 x 146 cm © 2018 Adagp, Paris/ Siae, Roma

Jean Dubuffet, Autoportrait V, 1° dicembre 1966, Marker su carta, 26 x 17,5 cm © 2018 Adagp, Paris/ Siae, Roma

Jean Dubuffet, Station de plaisance, novembre 1980, Acrilico su tela, 130 x 162 cm © 2018 Adagp, Paris/ Siae, Roma

Un’altra mostra interessante sull’Art Brut, ma tutta al femminile, è invece proposta dal Bank Austria Kunstforum di Vienna che porterà in mostra dal 15 Febbraio al 23 Giugno 2019 Flying High: Women Artists of Art Brut, più di 300 opere di 93 artiste provenienti da 21 diversi paesi.

Misleidys Castillo Pedroso, Ohne Titel, um 2016, Gouache auf Papier, Collection Amr Shaker, Genève © Misleidys Castillo Pedroso

Aloïse Corbaz, Brevario Grimani, um 1950 (Ausschnitt), Buntstift auf Papier abcd / Bruno Decharme collection, Foto © César Decharme

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