La conclusione dell’Anno del Cibo Italiano al Santa Maria della Scala

Redazione SMS MAG

5 dicembre 2018
Lunedì 3 Dicembre 2018 al Santa Maria della Scala di Siena si è tenuto l’evento conclusivo dell’Anno del Cibo Italiano con la Lectio Magistralis di Philippe Daverio

Si è concluso a Siena l’Anno del Cibo Italiano, il percorso voluto dal Ministero per i Beni Culturali del 2018, con l’evento Toscana. L’arte del gusto, il gusto dell’arte. Turismo, cultura, enogastronomia e territorio. Organizzato da Vetrina Toscana (il progetto di Regione e Unioncamere Toscana che promuove ristoranti e botteghe che utilizzano prodotti tipici del territorio), in collaborazione con Comune di Siena e Santa Maria della Scala, l’evento conclusivo si è tenuto nella cornice del Pellegrinaio del Complesso Museale, con il coinvolgimento sia dell’Assessorato al Turismo e al Commercio che dell’Assessorato all’Agricoltura.

La giornata di studi, moderata da Fiammetta Fadda, contributing editor de La Cucina Toscana, ha visto un susseguirsi di interventi di rappresentanti istituzionali, studiosi, giornalisti, chef e ristoratori che hanno analizzato le buone pratiche tra turismo, cultura, enogastronomia e territorio e le loro modalità di comunicazione.

L’evento ha avuto il suo clou nella Lectio Magistralis dello storico dell’arte Philippe Daverio dal titolo L’Arte del gusto e del vivere in Toscana, incentrata sulle sinergie fra cibo, arte, cultura e turismo.

Daverio ha esordito con la proposta di abolizione della parola “food” legata alla cucina italiana, considerata troppo riduttiva rispetto a quello che è il concetto di “cibo” nel Belpaese. In un excursus storico e artistico, il professore ha sottolineato la necessità di preservare l’identità culturale, di cui i nostri prodotti tipici sono portatori, e la sua valorizzazione tramite il cibo e il patrimonio alimentare.

Prendendo spunto dall’esempio di Caterina de’ Medici, toscana ma regina di Francia, nonché grande innovatrice ed esportatrice di specialità italiane, la quale prima di tutto esportò la forchetta, Philippe Daverio ha sottolineato come la Toscana abbia sempre avuto nelle sue tradizioni enogastronomiche una dialettica tra ciò che è chic, come la forchetta, e ciò che è shock, come la bistecca alla fiorentina, sostenendo che, proprio partendo da quest’ultima, dovrebbe avere inizio l’attività di propaganda del patrimonio enogastronomico.

Proseguendo nella lezione, lo storico dell’arte ha affermato come l’Italia abbia consapevolezza del proprio ruolo nell’ambito del cibo, ma ancora non abbia trovato l’intelligenza di elaborarne la storia e farne comunicazione, per cui il ricordo del passato oggi dovrebbe essere utilizzato per fare promozione della nostra cultura culinaria.

L’Italia è da sempre foriera di innovazioni nel campo alimentare, grazie a quella capacità di mescolare le culture, a partire da quelle nostrane alle quali si aggiungono quelle estere. Quindi, assorbire abitudini dall’esterno, innovarle e restituirle al pubblico, appropriandosene, è la grande capacità dell’Italia, i cui chef si rendono missionari nel mondo, rendendola una nostra tradizione.

 

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